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Scoprire che vestiti ci donano è più importante di scoprire i colori

Vi racconto una storia, la storia di una ragazza, una donna ormai, che ha passato la sua vita a sentirsi dire che doveva essere più magra, che non doveva avere la cellulite, che il suo corpo non doveva invecchiare e doveva corrispondere a uno standard di bellezza ben specifico. Non è stata sua madre a dirglielo, nemmeno le sue amiche, sì, forse c’è stato qualche ragazzo che non voleva uscire con lei perchè era grassa, anche se lei aveva un peso adatto al suo fisico e alla sua ossatura, ma certo, era meno magra (quindi più grassa) delle sue amiche, ma non è per quello che si sentiva sbagliata. Immaginatela con un carattere forte, senza la paura di parlare, questo più o meno fino ai 10 anni, poi è arrivata un’onda che si è portata via tutto. Sarà stato guardare “Non è la Rai”? Oppure, “Beverly Hills” di nascosto? Saranno state le gambe delle sue amiche che erano così tanto più sottili delle sue? Oppure, il suo carattere sensibile? Forse essere corretta in continuazione, su come teneva la matita in mano o su che tipo di libri leggeva? Sarà stato perchè, quando a 11 anni le sono spuntate le ossa dei fianchi, non riusciva ad indossare più i jeans della taglia da bambini? È colpa dei jeans rigidi degli anni 90? Dei maglioni oversize della Chipie? No, non c’è un solo responsabile.

Mentre cresceva e cercava di far tornare quel suo carattere forte, l’onda fatta di pantaloni rigidi e “Non è la Rai” è diventata uno tsunami. Ovunque le donne erano più belle e più magre di lei, ovunque venivano rappresentate come oggetti sessuali, poco importava che publicizzassero costumi, intimo o cellulari. Le riviste, i film, le serie tv, persino i libri, proponevano un solo stereotipo di bellezza, di felicità, una sola protagonista: giovane, magra, con gambe lunghe, piacevole e gentile, bianca di carnagione e con capelli lunghi. Lei era la protagonista, spesso era bionda, persino le Barbie erano tutte bionde.

Ora andate da questa ragazza, che ha passato da poco i 25, che ancora ogni volta che fa shopping si arrabbia perchè i jeans le stanno stretti sui fianchi e larghi in vita, perchè i tubini le fanno difetto e che odia le sue gambe grosse e il suo seno piccolo. Andate da lei piene di empatia, con tanta voglia di confortarla. Sedetevi e ditele: “Sai, questo risolverà tutti i tuoi problemi, finalmente ti sentirai bene e capirai cosa non andava nelle tue scelte di abbigliamento e il motivo per cui non ti piacevi…” Lei vi guarda con trepidazione, le state per svelare un pezzo importantissimo di se stessa, qualcosa che nessuno le ha detto mai, che le ha provocato anni di sofferenza. Senza farla aspettare troppo, con voce delicata e dolce le dite: “Tu sei un Inverno Intermedio, il blu e il fucsia ti donano, il marrone e l’arancione no!” …

Se la sua reazione potesse essere racchiusa in un emoji sarebbe la faccina con gli occhi a lineetta e la bocca dritta. Vi guarda con gli occhi socchiusi, la bocca è diventata una striscia sottile, è troppo gentile per mandarvi a quel paese, ma vi risponde: “Ok, utile per carità, ma cosa faccio, quindi? Mi fascio i fianchi di blu e fucsia e si assottigliano??” Voi, però, siete ancora convinte che quello che le avere rivelato sia fenomenale: “ma no, vedi, quando scopri i colori giusti finalmente puoi truccarti meno, il tuo viso risplende, smetti di fare acquisti sbagliati, ti piacerai di più.” La sua espressione non cambia: “Ok va bene, ma non so se hai visto, se vivi nel mio stesso mondo, se ti rendi conto di cosa sto subendo giornalmente. Io non mi arrabbio ogni volta che entro in un camerino perchè non ho il viso luminoso, non perdo mezz’ora la mattina per vestirmi perchè non so scegliere il colore, non evito il mare come la peste perchè lì non mi posso truccare. Io ho un problema con il mio corpo, la mia generazione ha un problema con il proprio corpo, tutte le donne hanno subito anni di manipolazione mediatica (e anche gli uomini) tanto che non si piacciono così come sono. Non è che non sia utile sapere che colori mi donano, ma non risolve il problema.”

Vi ho fatto questo racconto, parzialmente inventato, e parzialmente ispirato alla mia vita, perchè sempre più spesso, vedo che l’analisi del colore, o armocromia, sono messi in primo piano, venduti come prima consulenza da fare, che cambia la vita. Non voglio sminuire il beneficio di sapere che colori ci donano, ma penso che dire di partire da questo, significhi ignorare completamente cosa succede da 50 anni a questa parte al corpo delle donne, e come loro si sentono con esso. Ho visto centinaia di donne uscire da un camerino con un abito diverso che le valorizzava a pieno stringendo la vita, non nascondendole e rendendo giustizia al loro fisico. Ho visto lo stupore nei loro occhi, che qualche volta le ha portate alle lacrime, ho visto il sollievo, la meraviglia. Le ho viste guardare il loro corpo con occhi diversi, smettendo di concentrarsi sulle parti di loro che non piacevano, ma osservandolo nel complesso. Le ho sentite esclamare: “Mai avrei scelto questa gonna”,”Non indossavo un vestito da 20 anni”,”Non credevo di poter star bene con degli skinny“,”Non ho mai preso in considerazione i cardigan”. Ho visto aumentare giorno dopo giorno la loro sicurezza, mi hanno raccontato che ora hanno scoperto l’amore per le gonne in pelle, o che tutti al lavoro hanno fatto loro i complimenti, ma anche che non si fanno più mettere i piedi in testa e che abbracciano il loro corpo così com’è.

L’analisi della forma del corpo, scoprire quali sono i modelli che vi donano, e scoprire tutti i segreti che si celano dietro la geometria dei vestiti, quello può certamente cambiare il rapporto con il vostro corpo. L’analisi del colore è fantastica, ma è il secondo step, prima, è meglio scegliere la gonna del modello che più vi fa sentire belle, poi la troveremo anche del colore giusto.

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