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#SuperSizeTheLook

Se leggete il mio blog da un po’ sapete che in questi 10 anni ho parlato spesso di body positivity perché è innegabile che ogni donna sia influenzata dai modelli che sono proposti e che si senta sempre giudicata per il suo aspetto. Questo riguarda tutte le donne, perché non serve avere dei fianchi taglia 46 o 52 per sentirsi a disagio, bene o male viviamo in un mondo che è contento se noi siamo insoddisfatte del nostro corpo perché usa questa insoddisfazione come leva per farci acquistare di più e anche per tenerci impegnate.

Detto questo, è innegabile anche che chi indossa una taglia sopra la 48 abbia più difficoltà sia come pratica ricerca dei vestiti, sia nel sentirsi rappresentata dai modelli che vengono proposti in TV e nelle riviste. Sì, va un po’ meglio da un po’ di tempo a questa parte, va un po’ meglio da quando il “curvy è arrivato in Italia”. Peccato che sia arrivato in modo sbagliato: con modelle che indossavano la 48 ma erano alte 1,85 e con concetti come “così sono le vere donne, gli uomini vogliono le curve” che adesso spero facciano venire i brividi a tutte. Spero possiate capire il body shame e il sessismo di questa frase perchè tutte siamo donne vere, anche chi ci si sente ma non è nata donna. E, in ogni caso, ogni donna non esiste allo scopo di piacere a un uomo!

Il problema con questo sistema di divisione tra lo “standard” e il ” curvy/plus size” è che invece di essere solo una divisione di taglie diventa una divisione di persone. Non è solo una questione pratica per cui un brand decide di fare le taglie dalla 36 alla 44, un altro quelle dalla 38 alla 46, alcuni dalla 42 alla 52 e altri brand ancora partono dalla 48 fino alla 60. Se così fosse ci sarebbero solamente persone che riescono a trovare la loro taglia da Zara e altre che, avendo una taglia più piccola o più grande, devono rivolgersi ad altri negozi. Sarebbe un problema pratico, insomma, sempre fastidioso ma esclusivamente pratico.

Invece il mondo fashion ti dice che ci sono vestiti per chi indossa una taglia dalla 46 in giù (ma meglio se indossi una 42 altrimenti poi non lamentarti che non ti stanno bene) e vestiti per chi invece la 46 la supera. Intendendo proprio che esistono modelli, colori e capi che ti è “consentito” mettere e altri che bisogna evitare. Questo è un concentrato di discriminazione, body shame e fat-fobia e, proprio per questa ragione, è un retro pensiero che va cambiato.

A cambiarlo ci pensa Katie Sturino con il suo blog The 12ish style (tradotto: lo stile per chi indossa la 12esima taglia, che corrisponde grossomodo a una 48) dove ha iniziato la rubrica #SuperSizeTheLook in cui copia look di attrici, modelle e donne famose dello star system. Il punto, dice proprio Katie, non è “chi indossa meglio” il capo in questione ma far sapere a tutti che chiunque può indossare qualsiasi cosa e ispirarsi ai look delle star anche se non hanno il tuo stesso fisico.

Qui si va oltre il concetto di valorizzarsi, di forme del corpo, di cosa ci dona. Katie sta portando avanti ad alta voce un concetto fondamentale: non indosso una 40, ok? E mi metto quello che voglio, anche un po’ sbattendolo in faccia a chi vorrebbe mi nascondessi.

Per questa ragione ogni volta che qualcuno mi parla di “buon gusto” e di “è meglio coprire” a me scendono dei brividini lungo la schiena, perché è agghiacciante l’idea che io non sia libera di indossare quello che voglio solo perché il mio corpo non corrisponde agli standard e qualcun’altro mi dica che per questa ragione è meglio se non viene visto.

Il buongusto oggettivo non esiste, è solo un costrutto sociale che è figlio della cultura in cui siamo e delle mode del momento. E può, anzi deve, essere cambiato. Non era buongusto far vedere una caviglia o le spalle e adesso abbiamo anche la lingerie a vista quindi perfino il concetto di nudità è cambiato negli anni. Ogni persona ha sicuramente il suo gusto, le sue opinioni personali e in quanto personali non possono essere elette a legge e costringere gli altri a vestirsi come uno pensa. Ma il concetto che se una cosa non è conforme allora non bisogna farla vedere troppo non fa altro che ridurre tutte coloro che non hanno il fisico di Belén in uno stato di perenne insicurezza. E non ci sono limiti a questo: non è che “sì, va bene, ma dalla taglia XX in poi no” come ho sentito dire a un dirigente di una linea curvy (brividini!) perchè l’inclusività c’è per tutti o non c’è per nessuno. Spoiler: ora non c’è per nessuno!

Ma giusto perché voglio prevenire le eventuali polemiche in merito, smonto subito le possibili rimostranze che possono esservi sorte guardando queste foto:

  • Vabbè ma io indosso una 42, non mi riguarda“. Riporto innanzitutto questa citazione: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, […] Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare“. La body positivity interessa tutti: se non per empatia – anche perché nessuno ci dice che quella taglia 42 durerà tutta la vita o che non avremmo un affetto caro che subirà questa discriminazione – perché dire “No, sopra la 48 è cattivo gusto” poi diventa facilmente “Sei magra ma hai l’hip-dip o non hai il gap tra le cosce e quindi devi coprirti” fino al “sei troppo magra”. Quindi non ci sarà mai una persona esente da body shame, e infatti così è.
  • Però questo non le dona perché le ingrandisce il seno, le sarebbe stato meglio…” Certo, e allora? Quello che è importante nella geometria dei vestiti è che ci viene in aiuto quando non ci sentiamo a nostro agio e non sappiamo cosa quel tipo di abito fa alla nostra figura e che tipo di linee enfatizza. Se lo sapete o non lo sapete ma non vi importa, tutto può essere indossato. Il punto di queste foto non è clessidrizzare Katie o minimizzare il suo seno, è lanciare un messaggio.
  • “Eh ma la salute?” Ogni commento sulla salute viene rimandato al video di Irene “Ma la salute?”. E poi sul serio? Poniamo anche che una persona non sia in salute, cosa dovrebbe fare? Non vestirsi come vuole? Tutti meritiamo rispetto.

Trovate tutte le immagini legate all’hashtag #supersizethelook o sul profilo Instagram di @KatieSturino. Mi piacerebbe sapere quali vi piacciono di più, ci sono anche delle bellissime collaborazioni con Blair di Atlantic // Pacific.

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