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La moda sostenibile

Ultimamente siamo stati tutti pervasi da un’onda ecologista, non so se a svegliarci sia stata l’isola di plastica nell’Oceano Pacifico o la piccola Greta, ma a mio parere avevamo davvero bisogno di questa scossa per prendere questo aspetto della nostra vita un po’ più sul serio. Per me questo ha significato guardarmi intorno con occhi più attenti, vedere quanto e quando riuscivo a ridurre la plastica e a ridurre gli acquisti in generale, cosa mi era davvero utile e come poteva questa mia scelta evitare degli sprechi. Non si tratta solo di cosa comprare, si tratta anche di pensare in modo diverso: quando si va al mercato basta portarsi la borsa in stoffa, rifiutare il sacchettino di plastica in farmacia, scegliere la frutta e la verdura sfusa, il latte dentro il cartone e osservare con sgomento il contenitore della differenziata sul terrazzo che si riempie lo stesso troppo rapidamente.

Quello che mi piace di quest’onda ecologica è che coinvolge tutti, tutti possono partecipare, tutti possono ridurre i rifiuti che producono e, anche se non lo faranno in tutti gli aspetti della propria vita, se anche lo faranno al 50% sarà comunque un gran risultato. Ci sono cose, per esempio, su cui non posso evitare di acquistare plastica: sono allergica ai profumi quindi non posso acquistare gli shampoo, le saponette nè le creme di Lush, sono intollerante ai latticini e gli yogurt di soia non li fanno nel vasetto di vetro ma questo non mi impedisce di tentare lo stesso in tutti gli altri campi in cui voglio tentare, primo tra tutti l’armadio.

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Come si fa ad avere un armadio sostenibile? Come si fa se i capi fatti in modo sostenibile sono pochi, sono costosi e sono di stili che magari non ci rappresentano? Magari abbiamo una taglia over 48 e non possiamo acquistare il vintage, abbiamo problemi ai piedi e le scarpe con la suola senza gomma non vanno bene per noi, magari per lavoro dobbiamo mettere capi economici da lavare spesso o ancora nella nostra città non vendono questo tipo di capi. Sì può lo stesso, solo che per qualunque armadio sostenibile va fatto un lavoro che precede l’acquisto qualunque acquisto sia, dalla maglietta bianca al cappotto in lana e sia che abbiate un budget elevato oppure che possiate investire pochi soldi nel rinnovamento nel vostro armadio.

Un armadio sostenibile non è solo fatto di capi di buon materiale, etici ed ecologici. Il problema dell’armadio non è solo l’eticità del singolo capo ma di quanto e cosa c’è dentro. Il problema dei nostri armadi al momento e il motivo per cui con essi inquiniamo l’ambiente e produciamo tanti rifiuti è che sono pieni di capi, troppo pieni. Nonostante questo noi andiamo lo stesso a comprarne altri perchè non sappiamo nemmeno bene quello che abbiamo e soprattutto se quello che abbiamo ci serve, ci dona e addirittura se ci piace.

Se desiderate un armadio sostenibile, prima di andare a comprare abiti etici, forse è il caso di guardare quello che avete e che quindi ormai avete comprato per capire un po’ di cose:

  • cosa vi dona, per davvero
  • cosa vi serve, cosa nella nostra vita indossate spesso ed è adatto a voi
  • cosa vi piace davvero, cosa siete felici di indossare

Sono i punti che avevamo affrontato lo scorso settembre per parlare di Armadio Capsula e che affrontiamo insieme quando creiamo l’Armadio matematico. Perché se con lucidità vi mettete ad analizzare il vostro armadio, vi accorgerete che vi servirà acquistare davvero poco.

cuyana

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Il punto di questa onda ecologica infatti secondo me non è acquistare eco-sostenibile, ma smettere di acquistare. Mi serve proprio questo maglioncino colorato? Mi serve proprio questo nuovo set di pennelli? Ho bisogno di comprarmi una bottiglietta d’acqua o posso girare con la borraccia anche se soffro di cervicale?

Nel momento in cui voi sapete cosa vi dona, cosa vi piace, cosa davvero vi serve e, sì, anche cosa avete già nel vostro armadio, potete fare molti meno acquisti e quelli che farete saranno più consapevoli. Potete perdere tempo a cercare una gonnellina svasata di una fantasia sul blu, potete acquistarla da una artigiana e pagarla un po’ di più perché avete meno acquisti da fare e potrete anche decidere di acquistare la stoffa e farvela fare. Saprete che non sono soldi sprecati perché avrete le idee chiare.

Se invece davvero non potete spendere quello che serve per un capo fatto in modo etico e sostenibile oppure avete qualche esigenza particolare (banalmente anche solo il pancione mi impedisce di trovare cose di questo tipo), i capi che acquisterete saranno molti meno. Passerete da regalare 400 euro all’anno alle varie catene di fast fashion a devolverne solo 20 per un paio di jeans e 18 per una gonna, e questo non è solo un risparmio nelle vostre tasche ma è un’inversione di tendenza nello schema di acquisto della fast fashion, che non avrebbe più motivo di continuare se tutti agissimo in tal modo.

Io ho maturato questa filosofia: se tutti facciamo qualche passo in direzione di questa ondata ecologica verso la moda sostenibile, ognuno i passi che può permettersi di fare, gli effetti si sentiranno molto di più rispetto all’ipotesi in cui solo alcuni di noi, i più puri e i migliori, riescono ad abbracciarla nella loro completezza e a rinunciare completamente alla plastica per vestirsi solo con abiti etici.

darlingmagazine

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Alcune informazioni pratiche:

  • Se siete interessate a saperne di più sul fast fashion vi consiglio i video di Justine Leconte, sono in inglese ma è un inglese molto facile da capire dato che lei è francese
  • Se desiderate liberarvi di alcuni dei capi che invadono il vostro armadio ci sono molte soluzioni: informatevi su parrocchie e/o centri che si occupano di sistemazione di donne (spesso le parrocchie prendono più vestiti da uomo e caldi mentre questi centri accettano anche le scarpe con il tacco), swap party, negozi dell’usato, vendita on line (anche se richiede molto tempo). Evitate i siti e i negozi che ritirano i vostri capi promettendo in cambio uno sconto perchè finirete per comprare altro “ciarpame” e non è quello che desiderate
  • Come comprare in modo etico? L’argomento è vastissimo perché non si tratta solo di come e da chi è fatto il capo, ma anche da chi è fatta la stoffa, se rilascia parti inquinanti durante il lavaggio oppure no, ecc. Quindi sappiate che se già scartate il fast fashion (che non è detto sia low cost) e il sintetico siete a buon punto, se poi trovate qualche artigiano da cui comprare meglio ancora ma state attente ai materiali di scarpe e borse perchè molto spesso è usata la plastica in sostituzione della pelle e viene (erroneamente, ma spesso è così) bollata come “eco”. La plastica è vegana certamente ma non ecologica, quindi a voi la scelta

Avete già fatto tentativi in tal senso? Io al momento ho semplicemente quasi smesso di comprare salvo cose che mi sono indispensabili perché non sto più in gran parte dei vestiti, ma di quello ne parleremo la prossima volta.

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