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Sono grassa…ma davvero lo sono?

Partiamo da un presupposto, un caposaldo che vorrei fosse molto chiaro prima di iniziare questo discorso: che io sia grassa, magra, alta, bassa, bionda o mora, che io abbia 18 anni o 65, partecipare in modo libero e senza restrizioni alla vita e farne ciò che desidero non mi deve essere interdetto. Non ci sono vestiti “da grassa” e “da magra” (e lo approfondiremo), non ci sono attività che posso o non posso fare, non ci sono giudizi che sono costretta a subire (ci sono imbecilli che li formulano, ma io non sono costretta ad accettarli e a farli miei), così come non ci sono palestre in cui può entrare una ragazza ragazza bionda e una mora no. Ci sono già tante cose che limitano la nostra vita: le possibilità economiche, gli obblighi che abbiamo verso chi ci circonda, quello che ci è messo a disposizione o no dalla società, quello che la salute o alcuni limiti fisici ci consentono di fare (io, per dire, non riesco negli sport con la palla, coordinazione occhio-mano questa sconosciuta) quindi vediamo di non aggiungerci anche i limiti estetici.

Certo, ci sono abiti che ci donano di più o di meno in base a come siamo fatte, ma questo si basa sulla nostra forma del corpo, non sulla taglia: una donna a Mela che indossi una 42 o una 52 starà meglio con un paio di skinny e una Pera taglia 38 o 58 starà bene con una gonna a ruota. Non siamo qui oggi però per parlare di questo, ci sono tanti altri post sul blog che approfondiscono questi temi.

mycalmhome

Oggi vi voglio parlare di tutte le volte in cui sento una ragazza o una donna definirsi “grassa” e penso “Ma sul serio?”. Lo so, non siamo mai soddisfatte, va di moda denigrare il proprio corpo, è “giusto” impegnarsi per “migliorarlo” sennò, dai, le creme snellenti e le pillole dimagranti cosa le vendono a fare? Già, cosa le vendono a fare? Beh, non certo per fare il nostro bene ma per portare a casa loro la pagnotta, o andare in vacanza alle Seychelles.

Quindi oggi vorrei farvi riflettere su un po’ di cose che, se assimilate a fondo, potrebbero iniziare a farci vedere il nostro corpo in modo diverso, farcelo amare o almeno non odiare più. Per prima cosa analizziamo la parola “grasso”: il grasso è una parte necessaria presente nelle nostre cellule, tutte ne abbiamo un po’, anche le ragazze anoressiche, tranne Lizzie Velasquez che ha una malattia che non le permette di immagazzinarlo. Quindi il grasso è una cosa buona che ci serve, solo quando è troppo può fare male alla nostra salute. Ma quando è troppo? Beh, questo può dirvelo solo un medico, uno che ha visto i vostri esami del sangue, che vi ha fatto fare degli esercizi sotto sforzo e non che vi ha solo pesate. Ma non è questo il luogo opportuno per parlare di salute.

shaycochrane

“Grasso” è anche un aggettivo, significa tante cose tra cui appunto anche ricco e abbondante ma, per come lo intendiamo noi oggi, è sinonimo di “caratteristica più o meno apprezzabile dell’abbondanza adiposa“. Bene, faccio l’analisi del testo e valuto il termine “apprezzabile” quindi dipende se la si apprezza o no questa abbondanza, è a nostra discrezione, a me potrebbe piacere mentre a te no. Al pittore Rubens, per dire, piaceva molto e non solo a lui. Non c’è una linea oggettiva che dice che da quel punto in su una tale abbondanza adiposa non è più apprezzabile per nessuno, è solo una questione di gusti.

Non è solo questo che vorrei mettere in luce, ma il fatto che “grasso” in senso assoluto non ha molta ragione di esistere però, prima di andare a parlare di donne, vi porto un riferimento più neutro: vi ricordate nella parabola del figliol prodigo che il padre dice di “ammazzare il vitello grasso“? Beh ha usato proprio questo termine per identificarlo, avrà avuto più vitelli e sicuramente voleva che prendessero il più grasso, quello facile da individuare rispetto agli altri. Se quel vitello l’avesse venduto il giorno prima, ce ne sarebbe stato un altro grasso, meno di quello appena venduto ma più degli altri che restavano nel recinto. Avete capito dove voglio andare a parare? Non ha senso definirsi “grassa” perché non c’è una linea di demarcazione in cui lo sono in termini assoluti. Per esempio io:

  • “Sono più grassa dell’anno scorso”
  • “Sono più grassa di Keira Knightley”
  • “Sono più grassa di alcune mie amiche”
  • “Sono più grassa di quanto vorrei… in questo momento”

Ma sono anche:

  • “Più magra di gennaio”
  • “Più magra di Melissa McCarthy”
  • “Più magra di alcune mie amiche”
  • “Più magra di quanto potrei essere se mangiassi la Nutella tutte le sere” 😉

laquoca

Molto spesso quanto ci definiamo “grasse” intendiamo “sono più grassa di quanto vorrei essere” ma vi ho lasciato un piccolo spoiler: non siamo mai contente quindi, anche se dimagrissimo un po’, non saremmo contente lo stesso fino a che non arriveremmo a un peso che è impossibile da mantenere. Perché non è il nostro peso, è quello sotto il quale rischiamo il ricovero se ci viene un’influenza intestinale.

A volte invece significa “sono più grassa di quanto dovrei essere” (dovrei, ma imposto da chi?) o “sono più grassa delle attrici che mi piacciono, delle modelle che vedo in costume, degli esempi da cui sono circondata”. Anche qui c’è un’altro piccolo spoiler nelle prime righe: c’è qualcuno che fa di tutto per farci coltivare questa sensazione, che vive delle nostre insicurezze e insoddisfazioni, che vuole che noi spendiamo soldi in una continua lotta verso un fisico ideale che non esiste. Quel qualcuno ha deciso che delle modelle era giusto modificare con Photoshop anche le ginocchia, che le attrici dovevano essere assunte in base al peso e non alla loro bravura, che dovevamo vedere corpi femminili magri e perfetti sempre anche quando non erano pertinenti al prodotto che pubblicizzavano (vedi pubblicità Saratoga). Chiamiamolo Re della Notte visto che non si parla che di Trono di Spade, anche se in realtà non è una persona ma un sistema complesso messo insieme quando ci si è accorti che l’emulazione era una potente leva pubblicitaria, e del quale iniziamo a scardinare dei punti solo ora.

Come si sconfigge? Pensando ogni volta che state per dire “sono grassa”, ma in che senso? Rispetto a chi? È una cosa reale o una proiezione della mia mente? Questo “grasso” che io identifico mi impedisce di vivere la vita che voglio (sedermi al cinema o fare una lunga camminata) oppure no? Me l’ha detto un medico dopo avermi analizzata bene? Posso lo stesso essere felice di come sono e, se non posso, è una cosa che realmente dimagrendo si risolverebbe oppure è legata a una mia insicurezza?

Io il mio Re della Notte l’ho sconfitto, e voi? Ci avete provato?

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