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Competizione estetica tra donne

Le donne non sanno fare squadra, non si supportano l’un l’altra, sono sempre in competizione in una gara eterna a chi è la più bella, quella che sembra più giovane, la più ben vestita“. Una sequela di stereotipi che proprio stereotipi non sono: si tratta di una favola della buonanotte dispotica che ci è stata raccontata fino da bambine. La ragazza che viene scelta dal principe è la più bella, non parla, non fa nulla se non camminare con leggiadria per la sala e le sorelle la odiano perché vogliono essere al posto suo, perché essere scelta dal principe è l’unico scopo della vita.

E così ci ritroviamo ad aderire a un modello che ci vuole in competizione per una cosa sola: l’approvazione maschile. Che sia per vincere la gara della più bella e desiderabile dell’ufficio o far notare al nostro capo quante ore e quanto seriamente abbiamo lavorato all’ultimo progetto, l’idea è che dobbiamo sempre arrancare le une sulle altre perché i posti a noi dedicati sono pochi. Ed è così difficile emergere che, per farlo, tutte le armi vanno bene. Perché il principe è solo uno, la promozione anche e la possibilità di far cambiare idea al mondo del lavoro sull’intero genere femminile è davvero ardua.

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Vika

Ci hanno detto che per natura (che poi, la natura viene sempre citata a sproposito) siamo così, non sappiamo fare squadra, siamo invidiose e per questo cerchiamo di demolire l’una l’autostima dell’altra. Ci hanno detto che commentare il fisico altrui è normale, che il mondo è il posto in cui vomitare il nostro giudizio foriero solo delle nostre preferenze e che, anzi, fa bene alla salute farlo (spoiler: ci fa solo sentire peggio e ci impedisce di ascoltare e capire il prossimo). Che dobbiamo farci “i fatti” altrui per il loro bene perché “Eh, ma la salute” e perché c’è un modo giusto di essere e tanti sbagliati, e che c’è un modo giusto di vestire cioè quello che risiede nella nostra testa e non tiene conto del gusto personale della persona che invece deve indossare quei vestiti.

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E quindi noi ripercorriamo ogni giorno questa strada tracciata che gli anni hanno reso sempre più scorrevole, fatta di asfalto ben levigato e fiori ai lati. Una strada fatta di pause caffè in cui parliamo male della collega che a pranzo si è portata le lasagne, di aperitivi con le amiche in cui disapproviamo le ragazze al tavolo di fianco perché “Con quella gonna così corta attira gli uomini sbagliati“, di mattine nel traffico in cui apostrofiamo con “troia” invece che “stronza” colei che ci ha appena tagliato la strada con una manovra illegale e di cene in famiglia in cui non diciamo nulla quando fanno battute sulla cugina che deve rinnovare la patente e non ha mai fatto un’incidente ma “Ahah, chissà se te la rinnovano!“.

Così, senza accorgersene, questa strada ci porta verso il burrone della solitudine e verso un mondo sempre uguale dove nulla cambia, dove noi donne siamo sempre nello stesso posto che ci hanno assegnato, pagate meno, meno rappresentate nelle istituzioni. Corriamo rischi indicibili a uscire da sole la sera e i “te la sei cerata” sono dentro l’angolo.

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Io ho avuto la possibilità di vedere che questi sono solo stereotipi, che le donne non vedono l’ora di fare squadra, che nel momento in cui si liberano del concetto dell’unico principe da accalappiare (lavorativamente, sentimentalmente e anche in tutti gli altri contesti) scoprono che insieme non solo è più divertente ma non ci si deve dividere il premio, anzi lo si moltiplica. Lo vedo accadere da tanti anni nella Rete al Femminile, l’associazione di libere professioniste di cui faccio parte, ma lo noto anche ogni volta che trovo qualcuno che insieme a me aiuta il mondo a uscire dall’ottica sterile di “gara estetica” per apprezzare gli altri e le altre così come sono.

Vi lascio con questo compito, ripreso dal video di Irene Facheris alias Cimdrp: provate a passare un giorno, un giorno solo, senza commentare il fisico altrui, né in positivo né in negativo, né in TV né dal vivo. Provate a non commentarne i vestiti, né ad alta voce e nemmeno ripetendolo nella vostra testa. Vi immaginate quanto spazio in più ci starebbe? Il video di cui parlo lo trovate qui.

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