Commessa non guardarmi male, mordo!
4 November 2011
Uomini vestiti da donna
10 November 2011

Alluvionata ma salva. Genova un po’ meno.

Vi scrivo che sono ancora in stato di shock. Mi tremano un po’ le spalle ho la vocina un po’ flebile e mi sebra di avere un pianto in gola che dalle due deve scoppiare e non lo fa. Ho ascoltato Road trippin dei Red Hot, ho bevuto il te, sono al calduccio nella mia casetta ma ancora non sono riuscira a calmarmi, e vi giuro non è da me. La paura che ho preso oggi, l’impressione che mi ha fatto tutto questo, essermici trovata in mezzo aggrappata solo ai miei stivali rosa e al mio cell che riceveva mail ma non telefonate, beh non mi era mai capitato. Ecco forse ci sono andata vicino solo quando sono caduta sciando e mi hanno portata in toboga, eppure lì non avevo il mio ActionMan a salvarmi.

 

 

 

Ma forse è meglio che cominci dall’inizio, dall’allerta due che c’è da 10 anni e a forza di gridare al lupo al lupo non si preoccupa nessuno. Da radio19 che stavamo ascoltando e che non dava alle 12.45 nessuna notizia del bisagno. Dal fatto che io avevo una giornata piena, lavoro, yoga lavoro, conferenza sull’autostima e cena da MacDonald con il fidanzato, così stamattina mi sono armata di ombrello, stivali da pioggia, vestitino rosa, e via.
Alle 11 ha iniziato ad allagarsi il poggiolo, i vicini sono venuti a chiedere aiuto perchè il loro era anche peggio. Dove lavoro io, oltre essere al sesto piano siamo anche un po’ in salita anche se molto vicini a brignole quindi non si vedeva niente.

 

 

Alle 12.45 sono uscita per andare alla mia lezione di Yoga preferita, e alle 12.55 sono entrata a Yoga, al 5° piano del primo palazzo di via Venti settembre. Ho spento il telefono.
Verso le 14 abbiamo finito la nostra sequenza e visto che sentivamo un po’ di sirene abbiamo deciso di guardare fuori dalla finestra quello che stava succedendo. L’immagine è stata questa.

 

Via Brera, tra via Granello e Via XX settembre, dalla finestra di yoga

 

Vi premetto che io non avevo mai visto una cosa del genere. Durante l’alluvione del 92 ero al sicuro a casa a giocare a Hotel e l’unico fiume di cui ci siamo mai preoccupati era lo Sturla che è più vicino a casa nostra e ci lavorava sopra mia madre.
In più quest’immagine ci ha terrorizzato ancora di più perchè quello che a malapena vedete oltre la macchina appoggiato alla ringhiera che galleggia, è un manichino, ma ci è sembrato un uomo e per un po’ siamo state realmente terrorizzate. Faccio natare che a quella lezione eravamo in pochi, due signore, l’istruttrice che ha poco più di me e un ragazzo che ha pensato bene di volatilizzarsi perchè aveva l’ufficio nel palazzo e lasciarci lì bloccate! Un gentleman, se lo ri incontro lo strozzo!! La luce era saltata, il telefono fisso era un cordless e i cellulare non permettevano di chiamare. Ho iniziato a inviare messaggi ai miei e al mio fidanzato per far sapere che stavo bene ero bloccata lì e non avevo intenzione di uscire. Piano piano agitate com’eravamo, tutte e quattro siamo riuscite a sentire amici e parenti. Il mio fidanzato di è offerto di venirmi a prendere, ma tranne nuotando non sarei riuscita a uscire. Abbiamo aspettato, guardato gente che guadava, vedendo l’acqua entrare nei garage, una mini che galleggiando andava a sfondare una vetrina, tutti i negozi allagati. Piano piano l’acqua è scesa, e quando abbiamo capito che era prevista un’altra piena di lì a breve e che l’acqua arrivava a metà polpaccio solo nel palazzo ma poco più in là era scesa abbiamo deciso di uscire.

 

In fuga verso casa

 

Purtroppo io dovevo andare verso levante, e quindi attraversare via Brigata Bisagno, cioè la copertura del Bisagno. Ma guardando dalla finestra del vicino non sembrava messa male così ho deciso di tentare, se avessi visto che non era consigliabile me ne sarei tornata in ufficio, cove non c’erano i tappetini ma colleghi e cibo (anche se alla fame non ci pensavo proprio nonostante non mangiassi dalle 8). Sono uscita e mi si è presentata una scena apocalittica, gente che migrava verso levante, vigili ovunque, macchine dei vigili del fuoco che passavano urlando al megafono “Avviso a tutta la popolazione, abbandonare la zona e rifugiarsi nelle zone sopraelevate!” Non pioveva e faceva tanto caldo, zampettando nelle pozzanghere ho raggiunto viale brigate, troppo spaventata per fare altro che non recitare l’avemaria. In cima a piazza tommaseo mi avrebbe recuperato il mio fidanzato, l’Action Man della giornata. Arrivata in cima a Corso Buenos Aires ltra acqua, tanta da dover percorrere in fila indiana, macchine e pedoni il colmo della strada. Passa un suv sulla parte allagata e alza l’onda. Oh proprio tutti stronzi che quelli che abitano a Genova e si comprano il suv!
Arrivo esausta e sudata fradicia in cima alle scale e poco dopo arriva anche la 207 carro armato del mio fidanzato che aveva già affrontato l’acqua ai finestrini senza lasciar entrare una goccia.

 

Linea rossa: letto del bisagno Quadrato verde: Dove è esondato. Linea blu: mio percorso. Azzurro: dove c’era l’acqua alle 15.30.

 

Ora sono a casa esausta, credo che andrò a dormire alle 9. Ma domani se non sarà così la situazione mi infilerò i miei stivali rosa e andrò a spalare fango dove serve, e se le mie braccine non saranno in grado di spalare fango voglio rendermi utile in qualche altro modo. Se qualcuno vuole unirsi scrivetemi su facebook.

 

 

 

 

Quello per cui c’è da piangere e da arrabbiarsi non sono i danni, non sono le polemiche, non sono le scuole chiuse o aperte, sono quelle due bimbe uccise insieme alla mamma. Non aggrediamoci a vicenda, spaliamo il fango e siamo tristi insieme!

Leave a Reply