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Challenge #gambelibere

A volte le idee migliori vengono nei momenti più inaspettati, e questa è arrivata mentre attendevo mio marito in un parcheggio del supermercato e discutevo nelle stories di Instagram dell‘importanza di scoprirsi non appena arriva il caldo a prescindere che il nostro corpo rispecchi o meno certi canoni di bellezza.

Mi ero accorta infatti che le difficoltà di indossare la gonna, i vestiti o gli shorts, insomma, di scoprire le gambe in estate erano molteplici e più che mai ancorate nel nostro cervello. C’era chi riteneva di avere gambe troppo grosse, chi troppo bianche, chi troppo storte o troppo magre, le vene varicose o i capillari a vista erano un impedimento così come piccole imperfezioni, cellulite, cedimenti o puntini rossi, addirittura nei. Non elenchiamo poi quello che dicevamo delle nostre ginocchia: mai ho visto una donna esserne soddisfatta e capire che quella piccola curva sotto di esse è naturale e presente nel 98% di noi donne.

Ma, si sa, le donne non sono mai soddisfatte delle proprie gambe ma ovviamente come è possibile se le paragoniamo sempre a quelle che si vedono nei cartelloni che, non solo sono di ragazze giovani che hanno come scopo mantenere un certo tipo di fisico per lavoro, ma sono anche photoshoppate. Ma non si sta solo parlando di essere insoddisfatte delle proprie estremità, di amarle e di farsele piacere così come sono, si sta parlando di vietarsi una serie di capi di abbigliamento che notoriamente servono per combattere il caldo perché, appunto, si pensa di non avere gambe all’altezza.

 

 

Sorvolando sulle difficoltà pratiche che tante volte abbiamo affrontato in questo blog come lo sfregamento tra le cosce, le scarpe giuste per slanciare le gambe e come scegliere abiti e gonne giuste, il punto è proprio che ci ossessioniamo a tal punto con le nostre gambe, a prescindere da come sono, da costringerci a passare l’estate con i pantaloni lunghi. Sempre, anche per andare al mare, anche per le passeggiate in montagna quando ci sono 35 gradi, anche alle cerimonie.

Le ragioni delle nostre ossessioni sono piuttosto ovvie:

  • ci paragoniamo a modelle o attrici invece che a donne normali
  • guardiamo le nostre gambe con ossessione e non la figura nel complesso ogni qual volta le scopriamo
  • descriviamo le nostre estremità con dovizia di particolari sempre più grotteschi quasi scherzando, dettagli che però ai nostri occhi le fanno diventare abominevoli
  • siamo convinte che solo ciò che è bello possa essere visto, anche se non siamo alle selezioni per Miss Italia
  • pensiamo che gli altri ci osservino con la stessa attenzione e spietatezza con cui lo facciamo noi, cosa che non è vera e di cui possiamo renderci conto dato che noi stesse non vediamo molti difetti negli altri

Quest’anno ho così deciso di lanciare su Instagram la challenge #gambelibere per aiutare tutte le donne che trascorrono l’estate in pantaloni o che mettono la gonna ma si sentono comunque a disagio ogni volta a sconfiggere tutte le paturnie e a sentirsi finalmente libere con le loro gambe.

La challenge è già iniziata ma tutte le vecchie stories sono salvate negli highlights del mio profilo quindi potete recuperare i compiti passati. Come funziona? Non è “da domani tutte in gonna” perchè non è il mio stile lanciarvi da sole fuori da un camerino con tutte le vostre paturnie, ma sono 20 compiti quotidiani molto piccoli per aiutarvi a cambiare approccio con le vostre gambe, le gonne e gli abiti in generale. Non si tratta solo di informazioni tecniche – che non mancano, ma quelle le trovate facilmente su questo blog – più che altro è una sorta di coraggio collettivo che giorno per giorno vi possa aiutare a cambiare mentalità.

Quindi sì, si può fare anche se nel vostro armadio non c’è una singola gonna, si può fare anche se la vostra paturnia riguarda le braccia e non le gambe e anche se, al momento, non ve la sentite di andare fino in fondo e quindi di uscire di casa o andare al lavoro in gonna, ma desiderereste tanto trovare il coraggio per farlo.

Il punto non è indossare la gonna ma sentirvi bene e a vostro agio anche se le vostre gambe non sono quelle di una top model; il punto non è cambiare il vostro armadio ma la vostra testa e il mondo in cui viviamo che ci dice che siamo sbagliate se non siamo esteticamente corrispondenti a un canone estetico irreale e non raggiungibile da tutte.

Io metto le gonne con assiduità ormai da più di 20 anni, le mie gambe sono state al massimo della loro magrezza e al massimo del loro gonfiore, sono state bianche e abbronzate, sono piene di nei e ce n’è anche uno bello grosso, ho indossato gonne a metà coscia perché mi slanciano di più anche con scarpe basse, ho indossato shorts e vestiti a ruota e quando mi guardo allo specchio non inizio a fissare solo le mie ginocchia – che, sì, sono un po’ mollicce – ma tutta la figura nel complesso ed è allora che mi vedo bellissima.

Negli anni qualcuno è rimasto accecato dalla non bellezza delle mie gambe? No. Mi sono stati fatti commenti? Molto di rado e mai dal vivo, e comunque penso che se qualcuno lo facesse ormai lo guarderei con occhi a mezz’asta chiedendogli “Ma hai davvero detto quello che ho sentito?“. Certo, 10 anni fa non avrei reagito così, 10 anni fa avrei risposto a tono anche arrabbiata con un “Ma come ti permetti!” però crescendo e lavorando sulla propria autostima si impara che bisogna prima cambiare cosa pensiamo di noi stesse. Quello che invece pensano gli altri di noi, specie se sconosciuti maleducati, è ininfluente.

Vi invito allora a raccogliere la sfida e iniziare la challenge #gambelibere: ci vediamo su Instagram, mi trovate come @annavenere3. Mi raccomando, la challenge finisce tra meno di due settimane e le stories resteranno in evidenza solo per i mesi di luglio e agosto 2019.

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