La pancia post gravidanza
19 December 2018
Come vestirsi in casa quando fa freddo
2 January 2019

Come faccio a piacermi se non mi vedo con oggettività?

Sto leggendo un libro molto bello, consigliatomi dalla mia psicologa tanti anni fa, che si intitola semplicemente “L’autostima“. Non è semplice da seguire ed è denso di nozioni nonostante sia scritto per la divulgazione e non per gli addetti ai lavori. Piano piano che vado avanti nella lettura noto tante cose e mi spiego comportamenti miei e di altri che ho visto negli anni. La parte che più mi interessa è l’idea che ci facciamo di noi stessi e la ricerca di conferme, questo circolo vizioso tra volersi rappresentare al meglio, seguire la verità e quindi cercare di metterci continuamente sotto esame, e cercare la conferma delle nostre idee nei giudizi altrui.

Un turbine che in certi casi è scoraggiante, soprattutto perché nel libro si parla di autostima a tutto tondo non solo di quella corporea. La cosa che più mi ha intristito è che quello che io cerco di combattere, la mia e la vostra voglia di approvazione da parte del prossimo, pare inevitabile, giusta e pure sana secondo l’autrice. Certo immagino che chi non sente questo desiderio di approvazione rischia di vivere come un eremita o di trasformarsi in un pazzo psicopatico, ma anche desiderare troppo l’approvazione altrui senza ricordarci che non possiamo piacere a tutti è un rischio.

Quindi da quel poco che ho potuto capire, per avere una buona autostima andiamo a cercare conferme fuori di noi, ce la costruiamo e poi iniziamo a fare a meno dei pareri degli altri oppure, come dice la mia business guru Gioia Gottini, iniziamo a badare solo ai pareri di chi stimiamo.

apartmenttherapy

Il problema però nasce nel momento in cui io non mi vedo per come sono, non mi vedo con oggettività, non vedo me stessa e il mio corpo come lo vedono gli altri, ma ne ingigantisco i difetti e ne sottovaluto i pregi. Sì lo so, un po’ lo facciamo tutti ma è una cosa che a lungo andare, se la assecondiamo, diventa sempre più forte, come un blob che ci ingloba e nasconde la nostra vera forma per deformarla tutta.

Se io vedo i miei fianchi più grossi di come sono, osservo le mie cosce e ci vedo tanti difetti, analizzo le mie spalle, la mia pancia, passo il tempo a sezionare il mio corpo allo specchio e mi dimentico di vederlo nella sua interezza continuerò a farlo e a cercare nello specchio la conferma del mio sospetto: non sono bella, ho un brutto fisico, nessuno potrà provare piacere nel guardarmi e quindi è meglio nascondersi. Poi arriva qualcuno che mi dice che non ho i fianchi larghi, che non sono sproporzionata, che non ho bisogno di dimagrire, che sto benissimo così e io che faccio? Non gli credo! Ho un’idea, un bel preconcetto infiocchetto in testa che mi sono preparata da sola: sono grassa, ho un sedere enorme e gambe orribili, chi dice il contrario mente, vuole solo essere gentile, non mi ha guardato bene, non mi vede come mi vedo io (e infatti mi vede bene) o forse mi vuole prendere in giro come succedeva alle elementari.

Arriva poi qualcun altro, un idiota che passa per strada, un amico di amici che tutti odiano, un anonimo commentatore su Facebook che mi dice quello che già penso, che sono grassa e brutta ed è meglio se non mi faccio vedere. E io che faccio? Non mi fido di tutte le persone che mi vogliono bene, di quelle gentili che stimo e che trattano gli altri con gentilezza e onestà, di coloro che stanno bene, sono in pace con se stesse e quindi non hanno bisogno di vomitare veleno sugli altri. No, di loro non mi fido ma di quell’unico commento idiota in 10 anni sì, quello me lo ricordo bene, penso che abbia ragione perché conferma ciò che io credo e a cui mi sono attaccata, che io non valgo niente e meno male che c’è lui a dirmi la verità.

apartmenttherapy

No tranquille, nella mia testa non ci sono più tutti questi pensieri, se ne sono andati da tanto tempo e da tanto tempo non permetto più a persone inutili di farmi credere cose non vere su di me, però l’ho fatto per tanti anni e ci sono voluti amici veri, persone gentili e un po’ di psicoterapia per mandarli via. Fa un po’ impressione leggere tutto questo ragionamento che avviene nella nostra testa, ha fatto impressione a me scriverlo e rendermi così conto della sua idiozia. Peccato che nella nostra testa non si svolge così lentamente, non è che un fulmineo battito di ciglia che ci porta a valutare come “carinerie senza fondamento” i complimenti e “verità assolute” gli insulti.

E così restiamo lì con il nostro riflesso allo specchio distorto che se possibile andiamo a distorcere ancora di più ogni giorno che lo guardiamo o peggio ancora che non lo guardiamo, costruendoci un ritratto mentale tutto peggiorativo. Come faccio a piacermi se non mi vedo per quella che sono? Se mi sforzo ogni giorno di trovare un difetto, se imparo a memoria la lista delle cose che non mi piacciono di me e la ripeto ogni sera prima di addormentarmi come faceva Arya Stark con l’elenco delle persone che voleva morte. È impossibile.

Pin

C’è però qualcosa che puoi aiutarci a saltare giù da questo treno di autocommiserazione e pessimismo, o almeno a fargli gradualmente cambiare percorso. La ragione, quella serie di processi logici inattaccabili che il nostro cervello è in grado di fare anche se il cuore non riesce a seguirlo. Basta pensare che se tutte le donne si vedono peggio di quello che sono, e ne sono certa e ne ho la prova perché ho delle amiche bellissime che non si piacciono quanto dovrebbero, allora forse è così anche per me. Allora quella lista di difetti che ho non è così vera o così lunga e non sono così grossi come immagino che siano.

Se la ragione non basta si raccolgono prove, non prove a sostegno della nostra tesi autodistruttiva, ma prove che la neghino. Basta prendere la misura dei nostri fianchi per capire che non sono grossi come li immaginiamo, o salire su una bilancia per ricordarci che no, non siamo obese ma abbiamo solo ossa pesanti e pochi chili in “eccesso”. Farsi una foto, da lontano frontale in costume per scoprire che non c’è nulla che non vada nel nostro corpo, e paragonarlo con quello di altre donne della nostra età, donne vere che fanno una vita vera, non che stanno sulle riviste o su Instagram.

E se questo non basta si passa alla fase 2: distrarsi. Ogni volta che un pensiero ossessivo sul nostro corpo arriva pensa a fare qualcosa di bello, leggere un libro, guardare un video di cuccioli, ascoltare la nostra canzone preferita, scrivere a una di quelle amiche che ci fa i complimenti e pensare a una cosa di noi che ci piace tanto, ne basta una.

unomum

Questi pensieri hanno più forza più noi gli diamo forza, e se invece li dimentichiamo piano piano la lente smetterà di deformarsi, tornerà normale e noi riusciremo finalmente a vederci per come siamo, se non nella nostra interezza almeno in parti di essa. E da lì il viaggio verso l’accettarsi e il piacersi è molto più breve.

Alzi la mano chi si ricorda i commenti negativi che le fanno e non i positivi! Perché non li “smontiamo” insieme? Scrivetene uno nei commenti che vediamo se è vero e in che misura. Io per esempio ricordo di aver sempre pensato di essere grassa perché alle medie mi era stato detto così, eppure riguardo le foto e non lo ero affatto.

Leave a Reply