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Il corpo per la pubblicità

Ci sono argomenti che prendo molto sul serio, per i quali mi infervoro e che considero molto importanti. Io ho iniziato questo blog sperando di riuscire ad aiutare una me stessa di quindici vent’anni fa, farle capire che se i fianchi larghi non sono una colpa e che le gonne svasate le donerebbero di più delle mini di jeans. Scrivo per tutte le età, ma in special modo scrivo per sconfiggere quella sensazione di inadeguatezza che provavo, che le riviste, le amiche e i commenti degli altri ti costringono a provare.


Continuo a combattere i mulini a vento, ne sono consapevole. Quando le riviste considerate i guru della moda schedano tutte le donne over 44 definendole curvy, come se non fossero normali, e quelle normali fossero solo le taglie 40, come se avessimo bisogno di essere divise da barricate, c’è poco che un blog medio piccolo con i suoi 11mila lettori al giorno possa fare. Quando è ancora considerato giusto che chiunque abbia il diritto di “spronare” una persona in sovrappeso criticando la sua vita, come si può combattere il bullismo, si fa i bulli anche a 40 anni con la vicina di scrivania.
Quando il corpo delle donne è usato nella pubblicità, per vendere tutto, auto, colla, birra, e carne (di mucca, non umana come la foto suggerisce), e viene riproposto a pezzi, esposto a violenza e incitando violenza ci dobbiamo poi stupire se le donne vengono picchiate e violentate con la frequenza in cui accade?
Purtroppo non ricordo dove l’ho letto, ma uno studio paragonava l’immagine della donna che vieni proposta adesso a quella degli schivi. Gli schiavi non erano persone, erano cose, oggetti che venivano venduti e comprati, con un proprietario. Se una cosa è una puoi farne ciò che vuoi no? Puoi romperla e maltrattarla.
Se il corpo delle donne nella pubblicità vine trasformato in cose, una birra, un’animale, un posacenere o una palla da biliardo cosa ti fermerà da considerarla una cosa, o una tua cosa se è la tua fidanzata/moglie?

Qual’e poi la prima umiliazione che si faceva a un prigioniero? Che ci siamo tanto giustamente scandalizzati a vedere accadere ancora in un campo di profughi a Lampedusa? Lo si spogliava. E lui doveva stare nudo mentre i carcerieri erano vestiti. Cosa c’è di diverso con le pubblicità ora presentate?

Non vendono più un prodotto, vendono un’idea. Un’idea sbagliata!

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