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Combattere i pregiudizi

È normale, siamo umani e per questo siamo pieni di pregiudizi. Come somma del nostro vissuto ogni cosa che abbiamo fatto, visto o sentito ci condiziona e attraverso quel nostro metro di giudizio, parziale e soggettivo, giudichiamo gli altri.

Giudichiamo la vicina di ombrellone che ha la pancia, lo ha un po’ di ricrescita sulle gambe, giudichiamo le sconosciute sull’autobus per come sono vestite, la collega che mangia tanto a pranzo, l’amica che prende un’aperitivo alcolico prima delle 6, e spesso indugiamo a sindacare sulle scelte di vita altrui anche se di lui sappiamo poco. Tutto questo è normale e potremmo anche pensare che se i nostri giudizi restano nostri e se con questi non andiamo ad ammorbare gli altri non siano poi così dannosi.

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Io credo invece che il pregiudizio, base del nostro pensare e per molti versi inevitabile, sia uno dei grossi mali del mondo. Ci frena, ci lascia con una visione limitatissima della vita e ci impedisce di capire gli altri, di avvicinarli e anche di provare cose nuove e vedere i nostri problemi da un diverso punto di vista. Lo so, è inevitabile avere pregiudizi ed è normale che sia così, ma quello che possiamo fare è riconoscere almeno che sono pregiudizi. Non comportiamoci come se le nostre idee fossero verità assolute “se hai le gambe grosse non devi metterti la gonna”, un assolutismo, detto come se dal cielo piovessero fulmini se indossi una gonna e hai le gambe più formose di Heidi Klum. Quanta differenza c’è nel dire che “secondo me con le gambe grosse la gonna non sta bene”, c’è la possibilità di cambiare idea, c’è il riconoscere che io con il mio vissuto ho un certo pensiero, ma non penso che sia legge e magari posso anche presumere che pur non vedendomi bene con la gonna sono influenzata da come mi hanno cresciuto o da quello che vedo in tv.

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Penso che i pregiudizi vadano combattuti dall’interno, e ve lo dice una che è piena di pregiudizi. Come potrei non esserlo? Anche se mia madre mi impediva di guardare “Non è la Rai” sono crescita con l’idea che se le mie gambe erano grosse era colpa mia, non facevo abbastanza sport, mangiavo troppo, non ero abbastanza carina e sicuramente non saprei piaciuta a un bel ragazzo per via di quelle gambe. E poi… ops, all’età di 35 anni mi faccio una foto e scopro che le mie gambe sono normali, che le ho per decenni paragonate a quelle filiformi di una sedicente amica che mi chiamava pachiderma e mi diceva che ero “morbidosa”. Sono piena di pregiudizi verso di me e verso gli altri, ma mi sforzo ogni giorno di andare oltre a questi, di immaginare quello che non so delle persone che sono portata a giudicare, di accantonare i primi pensieri e farne seguire altri.

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I pregiudizi sono ovunque, in ogni campo, combatterli è molto difficile, per anni ho combattuto nel dimostrare che valevo quanto un uomo in uno dei campi più maschili che ci sia come l’edilizia. Anni in cui sono stata chiamata “signorina” il più delle volte, “architetto” ogni tanto, ma mai ingegnere. Pensavo che fosse mio compito combattere, aprire la strada, per un futuro migliore delle donne in ogni campo.

Non ho lasciato perché era diventata troppo dura, ho lasciato perché combattevo per il gusto di combattere e non per difendere il diritto di fare un lavoro che amavo. Sono sempre stata così, sin da bambina, ma mi ripeto, i migliori risultati nel combattere nel pregiudizi si hanno dall’interno, e allora perché noi non cerchiamo di scardinare tutte quelle convinzioni che allontanano gli altri e non iniziamo a vedere oltre il nostro naso?

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