I colori che creano un outfit riuscito
18 July 2018
Come capire quale colore mi dona?
1 August 2018

Lontano dall’Italia le paturnie diminuiscono

È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo fornito di è più facile mettersi in costume in un luogo diverso dall’Italia. Forse perché non temiamo di incontrare le compagne del liceo in spiaggia, oppure perché al mare troviamo più donne normali, donne come noi, donne che non hanno scambiato la battigia per una passerella. Che voi andiate dall’altro capo del mondo alle isole Gili, o che restiate nella molto vicina Corsica proverete meno disagio e penserete meno a come il rotolino esce dal costume e se la coscia poggiata in quel modo fa vedere la cellulite.

Lo stesso discorso vale anche quando non siete in spiaggia, vi va di indossare un abito giallo fluorescente a New York, nessuno vi guarderà in modo strano, scorrazzate per le spiagge della costa azzurra con un paio di shorts in jeans mostrando a tutti le vostre cosce da pera, non vi sentirete osservate, per non parlare poi se indossate un cappellino blu elettrico con Sonic nel quartiere “nerd” di Tokyo, vi confonderete tra la folla.

io – Tokyo

In italia non è così, in italia ci sentiamo giudicate per ogni filo di grasso, vero o immaginato che sia, ci sentiamo paragonate alle modelle photoshoppate mentre ci proviamo un costume in camerino, e ci sembra di attirare l’attenzione con un look un po’ più colorato del solito.

In parte tutto ciò è vero, ma se vogliamo cambiare questo paese, riuscendo a scollarci di dosso questa abitudine del giudizio e questa ossessione (e oggettificazione) del corpo femminile, dobbiamo essere noi le portatrici del cambiamento. Se io indossassi il mio mini costume massimizzatore di abbronzatura anche mentre mi tuffo nel Mar Ligure qualche vicina di ombrellone si sentirebbe anche lei autorizzata a mettere via l’intero copri pancetta per abbronzarsi meglio. Se decidessi che il look fucsia e verde petrolio mi piace molto e non mi faccessi problemi ad andare al lavoro così vestita magari anche qualche collega o compagna di autobus che predilige il grigio troverebbe il coraggio di indossare un colore più sgargiante il giorno seguente.

io – Bali

Se invece resto nella mia confort zone questa si stringe, e si stringe sempre più e io piano piano mi sentirò a disagio con qualunque cosa un po’ più appariscente di jeans nero e maglione grigio, mi coprirò anche le caviglie oltre le gambe perché anche loro sono un po’ gonfie e prenderò in prestito i costumi-muta delle ragazze orientali che li adottano in realtà perché non vogliono prendere il sole.

Ma come fare a uscire dalla confort zone? Come fare quindi a indossare un capo che ci fa sentire a disagio, a scoprire una porzione in più di pelle e a mostrare le nostre debolezze agli altri? Semplicemente passando meno tempo a guardare e di più a vivere. Vi sarete accorte che quando indossate un capo diverso dal solito l’apice del disagio lo raggiungete quando siete davanti allo specchio. Pronte per uscire vi osservate, arriva la morsa alla bocca dello  stomaco, qualche bruvidino lungo la schiena e non c’è soluzione, vi precipitate in camera a cambiarvi.

Cosa succede invece le volte che uscite lo stesso con l’outfit del disagio? Ci sono due scenari possibili. Primo: andate a una festa noiosa, dove è presente una persona o più con cui non vi sentite mai a posto, vi annoiate, vi guardate in qualche specchio lì presente o qualche vetrina lungo la strada e il disagio vi accompagna sempre e costante. Secondo: uscite per fare una cosa che amate, che vi impegna, che vi soddisfa, può essere una partita di tennis per la quale indossate la gonna pantalone o una giornata di lavoro come le altre passata però a fare il lavoro che più amate, magari una cena con vecchie amiche, una serata in discoteca, insomma vi divertite, siete concentrate, rilassate e focalizzate fuori da voi stesse. E non pensate più a come siete vestite, non pensate più a cosa vi faceva sentire a disagio, non vi guardate nemmeno nello specchio dell’ascensore perché siete troppo impegnate a vivere la vostra vita.

io – Gili Trawangan

Ecco come far passare il disagio, quello di quando indossate il costume, o di un abito più attillato o un look diverso dal solito: smettere di preoccuparsi e godersi la propria vita. Sembra una risposta scontata ma sapete bene che io non voglio mai semplificare o banalizzare le vostre (nostre) paturnie, ma penso che la ragione per cui all’estero ci si preoccupi meno sia proprio questa, tutti si preoccupano meno del loro aspetto. Per farlo vivere con più intensità (ma magari anche solo leggere un libro che vi cattura) mi sembra una bella soluzione, soprattutto è la soluzione migliore per chi davvero è pronto a giudicarvi, lo si lascia lì nelle sue paturnie e si va dritti per la propria strada.

Io l’ho fatto e funziona, cosa vi frena dal provarci?