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Quei vestiti che ti donano solo quando sei magra

Per fortuna il mondo è pieno di vestiti diversi, oltre che di donne diverse. Ci sono modelli per tutti i gusti e per tutte le forme del corpo, per tutte le tasche e anche di tanti colori.
Certo, bisogna fare i conti con quello che i negozi propongono e alcune cose sono più difficili da trovare ma se voi andaste da una sarta, se cercaste le stoffe e se, come ho iniziato a fare io seguendo l’esempio di Enrica Crivello, acquistaste i cartamodelli on line le possibilità sarebbero del tutto infinite.

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I vestiti però si possono dividere in due categorie: quelli i cui modelli vi donano sempre anche con 10 kg in più, la pancia gonfia e il viso stanco (che sono quelli che vi consiglio di acquistare) e quelli che vi donano solo quando siete magre, e con magre intendo al massimo della vostra magrezza e magari anche ben abbronzate.

Sono tanti i vestiti che fanno parte della seconda categoria, e tanti di essi vengono proposti come must have e li vedete in continuazione su modelle magre e giovani sui cartelloni pubblicitari. Alcuni di questi li abbiamo citati in questo post, ma bisogna fare attenzione perché anche questi si dividono in due categorie: quelli che a voi potrebbero donare solo ogni tanto, o almeno non vestirvi male se siete al massimo della vostra magrezza, ma a qualche altra donna donano in generale e quelli che invece tendenzialmente non donano a nessuna mentre il corpo ha delle normali fluttuazioni.

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Vi faccio un esempio concreto: a me il tubino nero non dona, ma se scelgo un tubino con scollo quadrato e maniche ad aletta e arrivo a pesare 58 kg con tanto di dieta sgonfiante e magari sono anche un po’ abbronzata e ben truccata, allora posso fare la mia bella figura. Alla mia amica Ernestine invece, clessidra classica con vita molto stretta e carnagione scura, donerà sempre.
Per contro, una t-shirt anni ’90 rigida, squadrata e accollata sarà terribile su entrambe e anche sulle nostre due amiche Filomena e Genoveffa, con fisici diversi dai nostri. Certo, quando tutte e 4 siamo al minimo storico del nostro peso magari non vestirà male, anche se è meglio che io ed Ernestine aggiungiamo una cintura in vita.

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Perché vi sto dicendo questo? Per due ragioni principali, in primis vorrei che quando vedete una donna indossare un look fatto di abiti difficili e non donanti al fisico femminile e l’insieme vi piace, sappiate distinguere tra “mi piace” e “la valorizza”. Perché magari il look che ha realizzato è bello ed è di vostro, e si spera anche suo, gusto ma ciò non toglie che il suo fisico sarebbe più valorizzato da un altro look. È importante sapere questa differenza per poter scegliere. Per esempio lo stile di questa blogger è bellissimo, alcuni outfit la valorizzano e altri meno, ma è molto magra quindi alcuni di questi capi potrebbero stare anche a me e alcuni sicuramente no.

La seconda ragione è che, per economia e per scelte obbligate, sia il fast fashion che gli artigiani stanno producendo sempre di più questo secondo tipo di abiti, quelli che entrano a tutte ma che non donano a nessuna. Abiti tenda, maglioni over con maniche scese, gonne arricciate e a tubo, longuette molle e strette, t-shirt dritte e tessuti sintetici senza alcuna rigidità.

Questo succede per due ragioni principali: è più facile e veloce farli perché più un capo è dritto e meno pezzi da cucire insieme ci sono, perciò addio pence che seguono la vita, danno spazio al seno e accompagnano il lato B. Un capo dritto, cosa che ogni produttore non può più negare, entra a tutte. Sì perché una gonna molla, dritta e con l’elastico in vita si può realizzare anche in taglia unica, un maglione over con maniche scese posso farlo anche solo di due taglie, una abito dritto e ampio longuette non dovrò nemmeno accorciarlo, la più bassina lo userà come lungo e quella altissima sotto il ginocchio.

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Tutto ciò, io temo, non è nemmeno fatto con “cattiveria” senza tenere conto del fatto che il corpo di una donna di rado è fatto come quello di un ragazzino di 14 anni. Il punto è che si tiene conto solo della produzione pensando che quando qualcuno compra un abito lo fa perché le piace non per vedersi più bella, per piacersi di più, per essere più conscia del proprio corpo e dei propri punti di forza e far pace con questi. Certo, ogni tanto si può fare, anche io ho nell’armadio degli abiti che mi piacciono ma che non mi stanno benissimo o che mi rendono giustizia solo al minimo del mio peso. Se però avessi l’armadio composto solo di quegli abiti, anche se la mia autostima in generale fosse solida e io fossi conscia dell’unicità del mio aspetto e dei suoi pregi, siamo sicure che avrei sempre una visione positiva di me? Siamo sicure che dopo qualche mese nei quali il mio punto vita sia stato nascosto, i miei fianchi siano stati messi in evidenza e le mie spalle non siano state ampliate io continuerei a piacermi? Vi assicuro che non è così, perché ci ho già provato, anzi, basta molto meno.

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Perciò state attente a quello che vi vendono, imparate a riconoscere un abito e le ragioni per cui è fatto in un determinato modo. Non è solo moda, è anche profitto e finché è una piccola artigiana a fare gonne più adattabili lo posso anche capire (anche se trovare capi diversi è proprio il motivo per cui andrei da un’artigiana) ma quando è la grande catena che mi fa pagare 50€ una gonna a tubo sintetica cucita unendo 2 pezzi di stoffa, perché così può pagare ancora meno chi l’ha cucita per lei, allora forse è il caso di rivolgersi altrove.

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