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Ci vestiamo per tutti i condizionamenti che abbiamo vissuto crescendo

Quello che mi appassiona del mio lavoro non è la moda, sono le persone. Mi affascina capire come le loro scelte siano in fatto di vestiti siano dettate dai mille condizionamenti che hanno ricevuto crescendo, dalle prese in giro a scuola, da come si vestiva la loro mamma, da quanto sia stato reputato lecito in famiglia spendere tempo e denaro nell’aspetto esterno, e da idee e concetti che si sono fissati nella loro testa e nella loro pelle da molti anni. Nessuno è immune a questo processo, io per prima lo so, anche perché mi ricordo molto bene chi mi contava i rotonili sulla pancia a 8 anni o a 13 diceva che gli sarei piaciuta solo se fossi dimagrita (e non ero grassa). Sono stata molto fortunata perché mia madre dall’altra parte cercava di tamponare e soffocare ogni paturnie che potevo avere, era felice e serena nel suo corpo da pera magra e non ha mai voluto che io facessi una dieta fino ai 18 anni.

Nonostante questo non è bastato, alcune delle scemenze che mi sono state dette si sono fissate nella mia testa e hanno condizionato il modo in cui mi sono vestita per anni. Ci è voluto molto a uscirne, ci è voluto il tempo per dimenticarsene e le persone giuste accanto che non fomentano le mie paturnie, ma al contrario mi aiutano a vederle in prospettiva.

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Più vado avanti nella mia professione più scopro che ognuna di noi ha qualche episodio dell’infanzia che è rimasto scritto nella sua testa: la signora di 60 anni a Mela a 8 che ancora crede di avere le cosce grosse perché un compagno di scuola le ha detto così, la bellissima e sexy trentenne che fatica a vedersi bella perché a 12 anni le hanno fatto uno scherzo degno di Mai stata baciata, la ragazzina di 17 anni che non crede a nessun ragazzo che le fa la corte perché il primo di questi lo aveva fatto per scherzo. Poi ci sono quelle con genitori “crudeli” che come nel video della Dove dicono loro che “la tua pelle è come quella di un pollo”, o che “se ti do una spinta rotoli” o peggio “se fossi stata un maschio…”. Per non parlare di quando ci si ritrova con una madre che odia il proprio aspetto e non fa niente per nasconderlo, e magari preoccupata che come lei ereditiate una taglia non conforme alla moda del momento vi ossessiona con il vostro peso.

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Sono tante le cose che vi possono essere successe e per quanto possiate proteggervi alcune hanno penetrato la vostra corazza e vi sono fissate lì. La cosa peggiore che però possiate fare è restare a guardarle rassegnate: “Eh io sono grassa, non posso andare al mare.” “Eh io ho le gambe grosse non posso mettere le gonne!” “Ma non vedi che ho un seno enorme? Devo nasconderlo!”

Il fatto che qualcosa, quando ancora non eravate pronte a difendervi vi abbia così condizionato non è detto che debba farlo per sempre. Non c’è niente che non potete indossare, non c’è sensazione di disagio o commento inappropriato che vi possa impedire di vestirvi con dei capi che vi piacciono, che vi donano, o anche perché no, che non vi donano ma che avete voglia di indossare.

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Le mie clienti solitamente mi dicono: “Non indosso mai la gonna, l’ultima l’ho messa 20 anni fa, devo indossare i pantaloni al lavoro perché mi muovo molto e posso sporcarmi” E io cosa faccio? Le porto in un negozio a caccia di gonne e vestitini che ancora non hanno il coraggio di comprare, ma che con me hanno la forza di provare per scoprire che non c’è nessun lavoro che vieti di indossare un vestito, piuttosto ci metto sotto i leggings, piuttosto mi sdrammatizzo con una cardigan e una scarpa bassa. Questo non perché io voglia vedere tutte le donne indossare solo gonne, ma perché non voglio che si precludano un’alternativa, magari dopo averne provate tante continueranno a preferire il look in pantaloni, magari sceglieranno la gonna solo per un matrimonio o una serata importante, ma non c’è nessun divieto, nessun no che ci possiamo lasciar imporre dai condizionamenti che abbiamo subito.

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Abbiamo tutte incontrato nella nostra vita persone indelicate, meschine o problematiche, magari in alcuni periodi lo siamo state noi stesse, ma nella nostra testa c’è un bel po’ di materia grigia ben funzionante, facciamo in modo che sia questa a prendere le decisioni, cerchiamo di riesaminare quelle fissazioni così granitiche che abbiamo contro il nostro aspetto e vediamo di capire se sono proprio vere.

Io per anni ho creduto di non poter portare i capelli lunghi, che la mia malattia mi avrebbe per sempre impedito di farmi un’acconciatura o di raccogliermi i capelli, e ho scoperto all’età di quasi 35 anni che non è vero, che bastava il taglio giusto, il parrucchiere giusto e si poteva fare tutto.

Visto che io per prima ai consigli delle mie care amiche di farmi crescere i capelli o di togliere la frangia rispondevo con un secco “No, io non posso perché…” ho visto crollare questa mia super fissazione in un magico pomeriggio dal parrucchiere potreste provare a riesaminare le vostre perché non c’è nessuna sensazione bella come quella di scoprire che un limite che vi siete imposte in realtà non esiste.

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  • Lulli

    Quanto è vero Anna, ricordo mio padre che mi prendeva sempre in giro senza accorgersi di ferirmi, mi scherzava perchè ero magrolina ma poi appena mi vedeva mettere su un chilo subito : attenta che diventi culona! … A una ragazzina di 45 Kg . E io mi sentivo in pericolo di inculonirmi davvero e perdevo tutta la gioia di mangiare. Anche quello stare sempre a criticare tutte le donne per il loro aspetto, frasi che senti in famiglia già dalla più tenera età…Quella è grassa, vecchia, secca… ma come si veste? non si vergogna? Ti fa pensare che non sei in un certo modo non sei “degna” di indossare certi abiti. Ma quale sia esattamente QUEL modo nessuno te lo dice, resta nel vago e ognuna si crea una sua immagine mentale di come si dovrebbe essere e se per caso non si riesce a corrispondervi si prova una vera e propria sofferenza.

  • Angel Prof

    Che dire? Sei sempre appropriata, mai sopra le righe. Una di noi. Hai dato voce all’essenza del vestirsi, del voler essere bella (o brutta) per compensare o nascondere una frustrazione, un dolore che ci portiamo dentro e che è parte di noi ma che non abbiamo mai ascoltato. O meglio, che abbiamo cominciato ad ascoltare in età adulta, quando la forza di resistere a quello che ci fa male, di superarlo e continuare per la nostra strada spesso (purtroppo non sempre) diventa maggiore.

    Il mio cruccio è sempre stato il seno troppo grosso. Da ragazzina anche gli occhiali mi affliggevano, ma a 18 anni con le lenti a contatto risolsi il problema. A me piace l’abbigliamento un po’ androgino, all’inglese, con pantaloni smilzi, camicie infilate in vita, magliette abbastanza aderenti ma che non segnino. Il mio ideale era David Bowie. Non me li sono mai potuti permettere perchè non mi stavano bene. Ho sempre avuto il fisico da maggiorata e mia madre ci ha sempre messo il carico da 11 dicendo raramente che quello che indossavo mi stava bene. Con gli anni ho imparato qualche trucchetto estetico che mi consentisse di indossare i capi che mi piacevano ma allo stesso tempo, ho anche imparato a vestirmi “da donna”. E, incredibile, ho cominciato a ricevere più complimenti, sia da parte femminile che maschile. Adesso so cosa mi sta bene e ho imparato a regolarmi. Ci sono voluti tanti anni ma ora mi sento come nella poesia sulle varie età della donna anche se agli 80 mi manca ancora un po’ di tempo

    A ottant’anni non perde tempo a guardarsi.
    Si mette in testa un cappello color porpora ed esce per divertirsi con il mondo.

  • Monica

    Purtroppo questi episodi li abbiamo vissuti tutti, anche io da piccola sempre un po’ derisa per la tendenza al sovrappeso. E perfino ora che non sono più piccola e fragile tanti commenti continuano a infastidirmi, di solito non sono critiche aperte ma consigli non richiesti, ti scrivo solo i più frequenti:
    1- “lasciati crescere i capelli/stirali/tingili/cambiali” e perché? ?? e se non mi hai mai visto coi capelli lunghi come fai a supporre che mi stiano bene??
    2 – “staresti bene più truccata” e e se io volessi dare un’immagine di me semplice? Perché deve essere x forza etichettata come sciatteria?
    Di solito rispondo con un grugnito,perché francamente non ho voglia di giustificare e approfondire le motivazioni del mio look e delle mie abitudini

  • Sissi

    Anche se siamo quasi coetanee sono cresciuta in un mondo antico, piccole comunità isolate in campagna e montagna con famiglie povere ma dignitose occupate in lavori fisici molto faticosi dove prendersi cura di sè è percepita come una debolezza, segno di vanità e superficialità, inutile spreco di soldi, ci si veste “bene” solo per matrimoni, funerali e poco altro e la donna con la gonna è percepita, anche fra i più giovani, come una poco di buono che vuole farsi notare a tutti i costi, per questo ho vissuto l’adolescenza in jeans, cominciato a truccarmi molto tardi, raramente vado dal parrucchiere e mi sento in colpa se spendo troppo per un capo d’abbigliamento o un accessorio. Ancora oggi, che ho pienamente abbracciato il mio essere pera, vengo continuamente fermata in giro da estranei e conoscenti che mi chiedono “Dove vai/come mai vestita così? C’è un matrimonio? Perchè metti sempre la gonna?? Ma non sei scomoda?”. Gli episodi scolastici vanno dalla lista delle medie con le più belle e le più brutte rinnovata ogni settimana e appiccicata sul muro del bagno in cui ero sempre all’ultimo posto alla cotta delle superiori che davanti a un autobus affollatto mi ha detto che ero quasi perfetta ma “davvero troppo grossa qui” strizzandomi i fianchi (ho poi passato i 5 anni successivi con una camiciona di flanella avvolta attorno anche in pieno Agosto…). Ero di sicuro troppo fragile e sensibile, oggi ho una consapevolezza completamete diversa ma ogni tanto qualche stilettata al punto giusto arriva ancora come quella commessa che alla mia risata quando non sono riuscita a entrare in uno skinny strettissimo taglia 46 (di solito ho la 42/44) dicendole che non ho mai messo la 48 nemmeno quando pesavo 20Kg in più mi ha squadrato da capo a piedi con “è evidente che la dieta non sta funzionando come dovrebbe!”….

  • Complimenti, un bellissimo articolo, molto sensibile e delicato. Io ho avuto la fortuna di non subire influenze di questo tipo da ragazzina, ma penso che noi donne siamo sempre esposte a cambiamenti, anche fisici, che possono renderci fragili e vulnerabili perché ci portano a non piacerci più, almeno per un po’: gravidanze, menopausa, una fase di stress particolare in cui “ci dimentichiamo” di prenderci cura di noi stesse… e a volte partire dalla nostra esteriorità, dal volerci bene e curare il nostro aspetto, è la cosa migliore che possiamo fare. Chicchi http://notimeforstyle.com

  • Alessandra Fioravanti

    Quello che mi domando è perché la gente se sei anche solo sovrappeso tenda ad indicarti per QUELLA caratteristica per descriverti e non ,ad esempio la signora con gli occhi verdi o i capelli lunghi …Forse perché è la caratteristica che si nota per prima…o sono solo maleducati…”Eeee va come è ingrassata” ma” Ma si la signora ,quella un po’ disposta”….

  • Blondie

    Ciao Anna, già ti seguo su instagram, finalmente ho fatto account Disquos così posso commentare. Complimenti per il tuo blog che ritengo utilissimo e che giro sempre a tutte le mie amiche e parenti!

    Questo post mi ricorda un tuo vecchio articolo sul body shaming che va di pari passo. Nel senso, mi sono resa conto che per i miei genitori o suoceri purtroppo è normale etichettare qualcuno in base all’aspetto fisico (es. <>, <>), mentre la nostra generazione secondo me è più attenta. Io non ci avevo mai fatto molto caso, intuivo solo ovviamente che fosse maleducato. Poi sono ingrassata, e ho capito sulla mia pelle cosa vuol dire sentirsi giudicati e a disagio per il proprio aspetto fisico, in particolare per delle caratteristiche che magari tu non puoi cambiare. Mi è servita molto come lezione e ora sono molto più attenta alla tematica e se qualcuno che conosco fa questi discorsi dissento. Quindi grazie mille!