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Come noi parliamo del nostro corpo non è solo un “fatto nostro”

Sicuramente non posso capire fino in fondo, perché non sono mamma, ma una delle cose che più mi preoccupa dell’avere figli è come proteggerli dal mondo là fuori che trasmette una visione distorta del corpo femminile. Quanto è difficile far sì che un maschio non cresca che una donna è solo un pezzo di carne da desiderare avere ed esibire quando persino nella pubblicità di una vernice sigillante lo mostra in questo modo? E quanto dura sarà far sì che una figlia non cresca con l’idea che gran parte delle sue energie e del suo tempo devono essere investite per essere bella, magra e provocante al punto giusto altrimenti non sarà felice?

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Certo il mondo non è solo questo, ma è pazzesco come i messaggi negativi si infilino nella nostra testa e ci rimangano ben radicati; combattere contro televisione, riviste, immagini su internet, compagne di classe, mamme nonne o zie che fomentano questa idea è terrificante. Non ho la soluzione perché non l’ho ancora dovuto fare se non per aiutare tutte le adolescenti che passano di qui a trovare la loro forma del corpo e ad accettarsi con serenità. Ma ho individuato un comportamento deleterio che molte mamme adottano senza rendersene conto.

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Tranquille non sono qui per fare pedagogia dato che non ne sono titolata, ma vorrei mettere in luce il fatto che come noi parliamo del nostro corpo, come lo trattiamo e quanto lo amiamo non è solo un “fatto nostro”. Il nostro rapporto con il nostro corpo influenza tutti quelli che ci stanno intorno, il modo in cui interagiamo attraverso di esso può aiutare qualcuno a vedersi in modo diverso, migliore, o indurlo invece a sentirsi peggio. Forse è meglio farvi un esempio, quindi rispolvero la storia di Cristina e Carola scritta tanti anni fa:

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Sono passati tanti anni e Carola è dimagrita un po’, ma non quanto avrebbe dovuto. Voleva arrivare a 58 chili, il numero “giusto” per il suo metro e sessantacinque ma non ci è riuscita, le piacciono troppo i dolci,  si è fermata a 65 e ha compensato con molta attività aerobica. Le piace tanto la palestra e ci ha aggiunto Zumba, non ha più il fiatone quando sale le scale, riesce a sollevare pesi che prima sembravano impensabili e dorme meglio. Il suo armadio è cambiato parecchio e ha aggiunto alcuni vestiti avvitati e scollati, li sfoggia in discoteca e le sue amiche li chiamano “abiti da rimorchio”, ed in effetti funzionano proprio bene, mostrano il seno e nascondono le maniglie dell’amore.

Da poco è arrivata una nuova collega in ufficio, si chiama Cristina, è carina e sensibile, molto timida, si terrorizza ogni volta che il capo la chiama nel suo ufficio e indossa certi abiti monacali che la fanno assomigliare a Jane Eyre. Ha provato a fare amicizia con lei ma non è facile, così ha deciso che quel giorno porterà in ufficio due pasticcini, per costringerla a fare una pausa e rompere il ghiaccio. Lo stratagemma ha funzionato, all’inizio non voleva nemmeno prendere un canestrello per paura di ingrassare, e Carola lo trovava assurdo perché è così magra, ma dopo un po’ di insistenza ne ha mangiati tre. poi, preso, coraggio, le ha fatto la fatidica domanda che le rivolgono tutti appena la conoscono: “Ma come ti vesti bene, come fai a trovare abiti così belli nella tua taglia? E poi non ti senti a disagio con qualcosa di così aderente?” Lei ha risposto come sempre “Su internet, e sai il disagio non è mai legato al peso, è una cosa che ci portiamo dentro che dobbiamo debellare”. Mi sa che ha fatto affetto perché il giorno dopo Cristina sopra al suo abito grigio indossava una collana rossa, magari domani aggiungerà anche il rossetto.

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Ed ecco cosa succede invece alla nostra Cristina alle prese con una collega meno spumeggiante di Carlotta.

È stato difficile cambiare lavoro, con la crisi le offerte erano poche ma finalmente aveva capito che doveva assolutamente andarsene da quell’ufficio. Oltre al capo perennemente assente e lo stipendio un po’ ridicolo non migliorava la sua giornata la sua vicina di scrivania. Si chiamava Lara e faceva part time, per fortuna perché almeno dalle 3 alle 6 poteva rilassarsi nel completo silenzio. Non che Lara parlasse troppo, erano gli argomenti di cui parlava che erano insopportabili e monotoni. Giorno dopo giorno dopo giorno in quei 2 anni aveva parlato solo di sé, della sua dieta, della sua pancia e della pelle del viso tesa ma un po’ macchiata. Si lamentava, si lamentava, descriveva i suoi sforzi e non era mai contenta. Cristina poi si chiedeva cosa ci fosse da lamentarsi, era alta quasi un metro e settantacinque, lunghi capelli castani folti, il fisico di una ex nuotatrice, tonico e possente, aveva gambe snellissime, un pochino di pancia forse ma non tanta che si vedesse da vestita e per i suoi 42 anni lei la trovava bellissima. Insomma in confronto alle sue cosce grosse e il suo petto minuscolo sembrava una dea greca. Per fortuna non faceva mai commenti sul fisico di Cristina, non ce n’era bisogno, ogni volta che nominava una dieta lei si sentiva in colpa per non riuscire a mantenerne una, ogni volta che raccontava del suo allenamento in palestra Cristina si rammaricava di essere tropo stanca per fare attività fisica dopo il lavoro. Ogni volta che la vedeva Cristina pensava che se Lara non si riteneva abbastanza bella allora lei era proprio un mostriciattolo, meglio continuare a indossare le sue lunghe casacche grigie. 

Per fortuna la nuova collega era del tutto diversa, era stato uno shock i primi giorni di lavoro, l’energia e la vitalità di Carola l’avevano travolta. La vedeva girare per l’ufficio, con la sua morbida taglia 46 fasciata in jeans skinny e maglioncino aderente, e stava molto meglio lei così che Lara, taglia 42 con i suoi maglioni informi e molli. Dopo qualche giorno non aveva resistito e gliel’aveva chiesto “Come fai a vestirti così?” era contro le regole no? Se non sei magra vestiti di scuro e fai in modo che gli altri non ti notino. La risposta di Carola aveva incrinato questa sua certezza, tanto che il giorno dopo aveva allungato la mano per aggiungere al suo look grigio nero la sciarpa rossa che le aveva regalato sua mamma a Natale. E non si era sentita affatto a disagio, anzi aveva provato un brivido di eccitazione.

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Una storiella banale, per farvi capire come il nostro atteggiamento influenzi gli altri, immaginate come può influenzare qualcuno in età critica. Io di ragazze e signore come Lara ne ho conosciute tante, alcune erano mamme, e alcune erano mamme di femmine. Non si rendevano conto che la loro continua insoddisfazione per loro stesse si rifletteva sulle bambine, il lamentarsi di cosce che tutti gli altri vedevano magre faceva automaticamente pensare alle figlie che il loro stesso corpo avesse qualcosa che non va.

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Per carità non ne faccio una colpa, possiamo controllare solo in parte le nostre insicurezze, ma possiamo controllare quello che diciamo ad alta voce. Possiamo dire a nostra figlia che cambiamo alimentazione per avere più energie e meno mal di testa non per essere più magre, che facciamo sport per essere più sane non per avere il coraggio per mostrarci in costume, anche se non è vero, anche se all’inizio ci sembra una bugia in realtà è una verità.

mylovelything

Molte donne che si lamentano in continuazione per il loro corpo non vivono un vero disagio, ma ogni tanto lo fanno perché è normale così, è normale dire che si è a dieta parlare di cosa si mangia e dei nuovi modo per perdere peso. Probabilmente come negli anni 50 si chiacchierava della ricetta perfetta per la torta di mele ora si parla di dieta. Senza rendersi conto dei danni che si fanno.

Anche perché amare se stessi e il proprio corpo accettandolo per come è difficile, ma se non riusciamo a farlo per noi stessi forse una motivazione più forte sarà farlo per i nostri figli, e se di figli non ne abbiamo per i figli in generale, per le generazioni future. In fondo non vogliamo lasciare qualcosa di bello alle donne di domani? Più bello e importante della tinta per la labbra e le extension alle ciglia?

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  • Luisa

    Sacrosante parole.

  • Sandra

    Bellissimo post!