scrivere_un_libro.jpg
Ho scritto una storia
18 febbraio 2015
allergia_profum5.jpg
I miei Prodotti Senza Profumo
24 febbraio 2015

Gli Armadi Chic delle Parigine

Armadi_parigine.jpg

Ora che avete fatto le brave bambine e terminato il decluttering dell’armadio (perché l’avete fatto vero?), vi svelerò un segreto.

Armadi_parigine.jpg

thesartorialist

Io non ho mai sopportato la legge non scritta per cui se nell’armadio hai poche cose sei più chic e meglio vestita. E nemmeno il fatto che sia meglio comprare poco, ma capi di alta qualità, ve ne avevo già parlato anni fa in questo post. Le trovo regole che possono andare bene solo per chi non vive transizioni, non cambia lavoro, non passa dai 20 ai 30, non ha figli (e diciamocelo come fa una donna con dei figli piccoli a indossare una blusa in seta da 300€?), o ha qualcuno che stira e fa lavatrici per lei, ha molti soldi (da non disperarsi se la suddetta blusa si rovina) e ha un gusto molto classico che non cambia con il tempo.

a1sx2_Thumbnail1_Armadi_parigine2.jpg

meetmeinparee

Non è una cosa che fa per me, io non sono molto estrosa nel vestire, ma mi piace variare e ogni tanto far fare al mio look qualche virata (niente di eclatante, tipo iniziare a indossare le bluse sui pantaloni). Ma non è nemmeno una cosa per principianti, perché chi ancora non sa cosa le piace, cosa le dona, cosa vuole che i suoi abiti trasmettano, certo meglio se non fa acquisti da capogiro investendo tanti soldi.

Armadi_parigine8.jpg

thesimplyluxuriouslife

Questo “less is more” è associato molto allo stile francese-parigino e a Coco Chanel, e quando sono stata a Parigi ho potuto constatare che è effettivamente così. Le parigine non temono il freddo, indossano calze velate e cappottino anche a zero gradi, e portano sempre gli ankle boot senza tacco, sia con le gonne che i pantaloni (hanno polpacci da mela però).

Armadi_parigine7.jpg

jnsq

Ecco, quando ero a Parigi ho scoperto lo “sporco” segreto del less is more: gli appartamenti sono microscopici. A patto di non andare a casa di Sophie Marceau, le persone con una media disponibilità economica vivono in pochi metri quadri dato che gli affitti sono carissimi e il mercato immobiliare è altissimo. Ovviamente non potendo fare a meno del letto o della cucina si riducono le dimensioni degli armadi, che arrivano ad essere una singola anta o quelle belle relle in stile svedese.

a1sx2_Thumbnail1_Armadi_parigine6.jpg

refinery29

Così le parigine se ne fregano degli abbinamenti perché non possono possedere un capotto per ogni occasione. Si orientano su colori base che mischiano senza problemi, soprattutto nero, blu e beige scuro, indossano appunto i tronchetti sia con le gonne che con i pantaloni e hanno uno stile piuttosto semplice e riprodotto in diverse occasioni.

a1sx2_Original1_Armadi_parigine5.jpg

harpersbazaar

Hanno fatto insomma di necessità virtù ed è lodevole da parte loro, ma non so se lo stesso concetto è applicabile a chi in casa ha armadi a sei ante dato che quando si ha tanto spazio si finisce per riempirlo. Così non invidiate le parigine, continuate pure a prenderle a modello, ma spendo che è una scelta dettata dalle condizioni al contorno.

a1sx2_Thumbnail1_Armadi_parigine3.jpg

lesleysheridan

Nota bene: nessuna parigina si senta offesa, la mia è solo una considerazione in termini di spazio, se qualcuna ha conosciuto situazioni diversi mi farà molto piacere se ce lo racconterà nei commenti.

a1sx2_Thumbnail1_Armadi_parigine4.jpg

mashable

0
  • ariel

    non saprei…ma penso che se una persona fa fatica a sobbarcarsi un affitto carissimo per un appartamento minuscolo (stie monoloculo), dove può permettersi al massimo un monoanta, dubito che poi abbia la possibilità di investire grandi cifre in pochi pezzi supercari e supergriffati…Quando abitavo in affitto in condizioni precarie a Bologna (non a Parigi) il mio armadio aveva pochi pezzi e low cost, altro che minimal parigino!! Mentre una persona che può permettersi borse a tre zeri non credo che abiti in 20 mq (oppure le sue priorità sono molto diverse dalle mie!)
    Spulciando poi tra le blogger parigine minimal (una per tutte Aurore di Wasted Hours), anche se gli abbinamenti includono sempre 4/5 capi fondamentali e di colori neutri, si tratta sempre di abiti o accessori “di lusso” (non saprei definire diversamente la borsa Celine, i sandali Valentino, il cappoto Acne, l’orologio non-mi-ricordo-la-marca che ho visto nel suo blog) che poi sa mixare con cose più economiche (H&M, Mango, Gap); e lei non mi sembra una che a fine mese deve fare i conti della serva per far quadrare tutto…
    Quindi non saprei

    • Io non ho conosciuto blogger parigine, ma ho osservato ragazze donne normali parigine.

      • Blu

        Anche secondo me le parigine, ma in generale chi abita in una grande città, si veste così. E’ vero che hanno uno stile piuttosto semplice che adottano in diverse situazioni, perché se una può permettersi di comprare pochi capi, perché non ha spazio o denaro, è chiaro che ci pensa un po’ di più. Poi si deve considerare che la vita in città è più complicata ci si muove con i mezzi pubblici e spesso non si ha possibilità di rientrare a casa durante la giornata… In generale apprezzo questo stile che vorrei fosse anche il mio, ma sono freddolosa e causa polpaccio enorme ankle boot senza tacco meglio di no.

      • Blu

        Ho letto il tuo post “Investire in un capo cult” dove dici di non lavare i maglioni in lana in lavatrice. Scusa, ma tu come li lavi? A mano o li mandi in tintoria? Io li lavo in lavatrice, con il ciclo lana e finora ho avuto problemi solo con un maglione che si è accorciato al primo lavaggio.

        • Sì io li lavo a mano, poi li strizzo bene e faccio la cetrifuga, me li lavo sempre io da quando sono al liceo perchè se no ho paura che si rovinino. Se si ha più coraggio (e meno tempo) si possono mettere il lavatrice ma non al primo lavaggio 😉

          • Blu

            Io lavo in lavatrice tutto, anche la seta e quello è stato il mio unico incidente. Il maglione era anche di una marca costosa, sempre la stessa mi ha dato problemi anche con le polo in cotone. Considero l’alternativa lavaggio a mano più che valida, diffido invece delle tintorie, infatti compro pochissimi capi che richiedono quel tipo di lavaggio.

        • Aurora

          Ihih io ultimamente ho fatto un disastro in lavatrice… La mia lavatrice ha un ottimo lavaggio della lana, ci lavo anche il cachemire, ma ho fatto l’errore di infilare una maglia verde acqua Benetton mai lavata prima dentro, con Acchiappacolore che però non è servito a una mazza, e mi ha stinto su una maglia di lana rosa costosissima. Orrore. Ho provato a risolvere con il Remedia lasciandola a bagno una notte tutta contenta. L’ho ritirata bianca. Sigh. Ho dovuto tingerla di nero, ma c’è da dire che essendo il tessuto molto bello è rimasta bella anche tinta (nel frattempo la santa suocera me l’ha regalata nel colore originale). Anch’io ho un problema di spazio: dato che vanno stesi piani non so dove metterli, ho pochi stendini e vivo in una cinquantina di metri quadri, quindi lavandoli a mano ci mettono un sacco ad asciugare e dovrei saltare stendini per giorni. Però questa cosa del fatto che li lavi a mano e fai la centrifuga, Anna, mi interessa: ma non si rovinano proprio per l’attrito della centrifuga? O usi un programma particolare?

          • Se è cachemire non lo faccio e nemmeno se è nuovo, lo lavo a mano e poi li asciugo arrotolandolo nell’asciugamamo. Se è lana o sintetico invece si faccio la centrifuga, dura molto poco e lo asciuga leggermente.

  • Emanuela

    per rispondere ad Ariel, le blogger ricevono regali dai brand… a volte mostrano addirittura i pacchettini! Ho letto un’intervista su Grazia all’ex ragazzo di Chiara Ferragni che diceva cifre nero su bianco a proposito di quanto costi chiedere a Chiara (“senza comprare il suo gusto”…) di indossare tali o tal’altre marche…

    • ariel

      caspita, allora sono proprio ingenua! non lo immaginavo, o meglio, non per delle marche così costose….

  • Reggie

    Io sto lavorando da tempo ad un armadio da parigina. Pochi capi ma di qualità, colori neutri, tagli sobri, poche eccezioni in rosso per l’inverno e corallo o verde smerlado per l’estate. C’è poco da fare, è un armadio semplice per gli abbinamenti, ed è chic.

  • Sonja

    mi sa che ho la mentalità parigina anche se ho lo spazio per un armadio a sei ante! io preferisco avere meno capi ma di qualità o con quel qualcosa di speciale al posto dell’armadio pieno e poi usare sempre le stesse dieci cose. e ogni volta che sto per comprare qualcosa mi chiedo perchè lo sto facendo. spesso poi così i vestiti sono rimasti in negozio, ma non me ne sono mai pentita, mentre mi sono già pendita di acquisti fatti senza controllare bene la qualità o senza pensare a con cosa abbinare!

    ps con qualità non intendo costose, ma fatte bene e fatte per quello che le voglio usare io!

  • Ale

    Non è solo una questione di parigine, sono le italiane le uniche rimaste a volersi comprare il mondo di vestiti!
    Il fatto è che le italiane stanno molto a casa dai genitori o, comunque, in prossimità. Mentre le donne di altri Paes devono sfangarsela da sole. Le parigine, spesso, provengono da altre località e devono perciò pagare affitti stellari e mantenersi da sole. Non credo rimangano loro molti soldi da investire in abbigliamento.
    La mia non è una critica ma cerco solo di spiegare questo fenomeno.
    Ciao

  • in tutta la mia vita non ho mai avuto armadi grandi, nè una grande quantità di vestiti. ho sempre avuto la tendenza a utilizzare pochi capi, abbastanza semplici, preferibilmente un po’ sportivi… pochi colori, il nero su tutto, il grigio, il verde militare, e poi un po’ di bianco, un po’ di rosa o rosso o viola. i jeans quasi sempre, perchè erano la cosa più facile da abbinare col resto. se per caso prendevo qualcosa che usciva da questi schemi fatalmente finiva relagata un qualche cassetto e dopo un po’ dimenticata. il mio però non era minimal chic, ma minimal e basta, perchè non ho mai amato spendere cifre troppo alte in vestiti, che consideravo generi di necessità e di consumo. il risultato non era sempre gratificante, perchè spesso mi sentivo monotona e un po’ sciatta a indossare sempre le stesse cose. dall’anno scorso ho deciso di movimentare e arricchire un po’ il mio guardaroba, e femminilizzarlo, perchè era un po’ troppo da maschio, introducendo qualche gonna e qualche vestitino in più. il budget è sempre strettissimo… ho deciso che comunque non voglio abusare del low cost troppo low. niente cinesi per esempio, e niente Piazza italia. HM va abbastanza bene per i capi base, e anche per gli “esperimenti” (quei capi che non hai mai indossato, ti incuriosiscono ma non sai se poi li useresti, come la gonna a ruota ad esempio).
    cerco comunque di prendere sempre capi che posso sfruttare col maggior numero di combinazioni possibili, in modo da permettermi un look abbastanza vario alternando pochi pezzi…
    i colori un po’ “insoliti” invece ho capito che è meglio lasciarli da parte, anche quando mi poacciono addosso alle altre… dopotutto se li ho sempre evitati qualche motivo c’è.

  • Aurora

    Un argomento difficile. Diciamo che come al solito credo che la soluzione stia nel mezzo. Ultimamente ho fatto un bel decluttering nell’armadio e sto cercando per necessità di regolarizzare e disciplinare le mie abitudini spenderecce. Ho trovato qui i link ad alcuni blog minimal come http://theproject333.com/ , ma non è l’unico, ultimamente è scoppiata la moda di imparare a creare un capsule wardrobe con pochi capi che possono creare molto abbinamenti. Le storie in Project 333 parlano spesso di ragazze che per lavoro o studio sono costrette a traslocare spesso, per cui in quel caso concepisco l’avere al massimo 33 capi nell’armadio (a stagione o in totale, ancora non l’ho capito). Io stessa a stagione non ne ho moltissimi di più, certo non contando cappotti e scarpe. A me non piace l’imposizione o l’aria da “il mio stile di vita è fichissimo e contro il sistema” che hanno certi blog (senza contare che, per quanto ammiri la tizia di Project333, fa sempre delle foto con degli outfit che non mi piacciono, o comunque che a mio parere non la valorizzano, forse perché non sono belle foto, vai a sapere). Preferisco blog come http://into-mind.com/ che, oltre a essere molto più bello e ad avere delle sezioni con palette di colori e abbinamenti curate molto bene, dice chiaramente che l’obiettivo non sta nel numero di capi da avere nell’armadio, e non è nemmeno necessario comprare nelle boutique: basta avere occhio per la qualità (che, al contrario di quello che si crede, se si sanno osservare certi particolari si può trovare anche nei low-cost) e formare un proprio stile. Fare il decluttering del mio armadio seguendo i consigli (in parte) di questi blog mi ha aiutato a concentrarmi sui colori e sullo stile che più mi rappresenta. Ma, come dice giustamente Anna, non è detto che fra uno, due anni questo stile mi rappresenti ancora. Al contrario di prima, però, non comprerei più indiscriminatamente serie di cose che poi rischio di non indossare o che non mi vadano più bene (vedi gonne a ruota comprate l’anno scorso). Ho imparato a essere più “discriminante” e ad abbinare meglio i colori, a sfruttare e abbinare meglio quello che ho e a concentrarmi su quello che mi valorizza. In questo lo stile minimal può essere d’aiuto. A mio avviso però non deve diventare un diktat. Dall’altro lato credo non sia molto costruttivo acquistare interi stock di roba low-cost: bisogna avere occhio, magari non comprare gonne con fantasie di pagliacci e cagnolini che non c’entrano niente col resto del nostro guardaroba, e per alcuni capi investire. Non c’è storia, il cappotto in finto poliestere si vede e non cade bene, idem per i pantaloni eleganti o per i jeans di determinai low-cost (io quelli di Camaieu, per quanto bootcut, ho dovuto lanciarli via dalla finestra dopo nemmeno una stagione, erano sformati e continuavano a stingere; con quelli di Esprit invece vado da dio). Con le t-shirt, il cotone, i materiali sintetici e le gonne, invece, guardando bene le cuciture, si può osare. Tutto sta, appunto, nel non riempire l’armadio con mille cose che non c’entrano una mazza fra loro, magari ogni tanto si può fare un “Polyvore dal vivo” con quello che si ha prima di comprare qualcosa di nuovo! 🙂

    Insomma, non so se ha senso il discorso o se ho blaterato come al solito.

    • Sonja

      secondo me il tuo discorso ha molto senso ed è quello che penso anch’io anche se non sono mai riuscita ad esprimerlo chiaramente!
      posso dire che io l’inverno scorso sono vissuta con meno di 30 capi visto che mi ero trasferita per un lavoro stagionale. certo è fattibilie però ogni tanto viene dire “Ma basta voglio indossare qualcos’altro!!! non ne posso più di vedere queste 6 T-shirt!!!”

    • Lily

      Hai perfettamente ragione! E into-mind.com è un sito davvero molto utile, lo consiglio a tutte 😉

  • Marghe

    Abitando a Torino ho notato anche un’altra variabile, oltre a quella degli spazi in casa, e cioè quella del clima.

    Quando ero pendolare tra periferia e città la differenza tra partenza e arrivo poteva essere anche di 5 gradi, e mi toccava magari aspettare il treno all’aperto per 20 minuti. Quindi io come gli altri pendolari partivo con piumino e maglioni e arrivata in città vedevo i “locali” con cappotti e abiti più leggeri, arrivata in ufficio un caldo che non vi dico (per forza dovevo vestirmi a cipolla).
    Con un’amica di Londra ho capito che riusciva a permettersi vestitini leggeri in inverno grazie al fatto che non stava quasi mai all’aperto, mentre io ero abituata a girare moltissimo a piedi.

    Adesso che abito in città il mio abbigliamento è più uniforme, ma comunque ho parecchi abiti che possono raggrupparsi grosso modo in
    da ufficio,
    da casa,
    per sport specifici (ad esempio gli abiti che uso a yoga e danza),
    da montagna

    Questo perchè negli anni ho unito le categorie lavoro e tempo libero vestendomi più o meno uguale: per fortuna in ufficio non mi è richiesto un abbigliamento troppo elegante altrimenti mi toccherebbe avere 2 guardaroba diversi!
    Io rientro nella categoria “con figli piccoli non posso indossare una blouse da 300 euro” ma vorrei smettere con gli stracci da 2 euro che si rovinano al primo uso e sto facendo davvero fatica a trovare capi di qualità in giro.

    Mi piace seguire questo discorso del decluttering e trovo sempre ottimi spunti di riflessioni dai tuoi post, Anna, ma ancora ho tanta strada da fare…
    grazie!
    Margherita

  • Sara Consigli X Principianti

    Quando sono stata a Parigi, ospite via AirB&B in una casetta deliziosa ma minuscola, ho potuto constatare la stessa cosa; la vita costa moltissimo, anche chi ha uno stipendio normale (ovvero quello che ho io qui in Italia) può solo sperare in un monolocale loculo, per cui lo spazio per l’armadio era davvero pochissimo. Il loro stile può essere dettato da quello, o forse da un gusto personale; questo non lo so proprio! Ad ogni modo, anche se ho moltissimi abiti e moltissimo spazio dove metterli, le invidio eccome… troppi oggetti soffocano, sento sempre il bisogno di buttare tutto! Per cui, faccio volentieri il mio decluttering (come ogni volta che cambia la stagione) e ovvio al mio bisogno di non avere troppa roba tenendola sempre ordinata!

  • AnnaBlume

    io credo di essere a metà strada con le abitudini francesi e le opinioni espresse qui. Il mio stile è certamente minimal simile a quello francese, ma essendo ora in Italia non mi crea alcun problema il fatto di avere un armadio grande. Mi spiego: indosso poche tipologie di capi (potrei essere tranquillamente la ragazza a sinistra della foto di jnsq -al netto dei cuissard ma appunto con i chelsea boots piatti che molte qui mi pare detestino- o la tizia di lesleysheridan), li abbino s-combinandoli parecchio, gioco soprattutto con gli accessori. Indosso pochissimi colori, tutti base, (tutti i bue, tutti i grigi, il nero, tutti i fango freddi, l’avorio, appena un accenno di borgogna) con l’eccezione del blue klein come non-base, il che rende tutto abbinabile con tutto. In pratica, quando sono qui in Italia ho disposizione un armadio ampio composto interamente da capi semplici e ‘classici’ o ‘sportivo-chic’, tutti simili fra loro, in realtà, in tutte le sfumature esistenti nell’universo dei pochi colori che uso; quando viaggio per lavoro -spesso ci rimango abbastanza, fuori- compongo una valigia in modo super rapido ottenendo un effetto simile a quello che ho in Italia, solo prendendo UN solo paio di pantaloni affusolati grigi e non 7 di tutti i grigi del mondo, un paio fra quelli blu, un paio fra quelli neri etc; idem per le bluse, idem per il cachemire, idem per i cappottini (il grigio scuro mi va su tutto, porto fuori sempre lui se ho poco spazio di giocarmi). Le collane non portano via tanto spazio, anche quelle enormi e sbrilluccicanti che prediligo. Sono anche convinta che per me vada benissimo l’adagio del quali si parlava prima, cioè che per me è meglio la qualità che tanti capi low: bluse/camice se possibile solo di seta (ne esistono anche sotto i 300 euro, eh), i maglioncini (d’inverno non porto altro) solo di cachemire, idem per i cappotti che durano davvero una vita (ne porto ancora uno blu che ho comperato 9 anni fa) e il cachemire è molto caldo pur essendo leggero; non porto né piumini né altro che possa infagottare, per quanto freddo possa fare (sono poco freddolosa e soprattutto sopporto senza fare storie). Spendo abbastanza per i jeans perché voglio che mi sembrino cuciti addosso; dopo anni di tentativi ho capito anche quale marca mi fa un sedere perfetto pur non essendone io granché munita e che non si sformano dopo 10 lavaggi. Costano, è vero. Ma io in un bel paio di skinny jeans puliti andrei volentieri anche a cena con la regina, sicché…Un paio di chelsea boots piatti, un paio di tacchi -o due- vertiginosi e particolari, un tubino nero scollato sulla schiena per le serate folli 2 o 3 sciarpe moribide di lana pregiata e la valigia invernale è pronta, posso lavorare fuori per mesi, anche a Parigi 🙂

    • Princifessa

      Nome della marca dei jeans!!

      • AnnaBlume

        Paige (modelli edgemont e verdugo)

  • irene

    Ho vissuto a Parigi per diverso tempo e , con cognizione di causa, posso dire che non è assolutamente così. Innanzitutto vorrei precisare che girando per strada normalmente non è chi ci si imbatta in tutta questa eleganza di cui si parla tanto, ci sono ragazze ben vestite e con stile e tante altre normalissime, molte pure sciattarelle, come in ogni città d’altronde. In secondo luogo direi che lo spazio degli appartamenti è assolutamente irrilevante, altrimenti chiunque con poco spazio a disposizione si vestirebbe in quel modo e più o meno mezzo mondo sfoggerebbe ‘sto famoso stile parigino!
    Non è una questione di soldi o spazio a disposizione, ma è semplicemente un’attitudine culturale: i francesi sono minimal! Si, direi francesi più che parigini, a Parigi questa tendenza è semplicemente più amplificata, una cara amica francese definisce questo stile “décalée” (“leggermente spostato” con leggerezza ed ironia) e qualche tempo fa ha anche scritto un post dove spiega molto bene questo concetto http://www.larmadiodeldelitto.com/2011/07/lo-stile-francese.html .

  • Meggie

    Quindi tu dici che i miei amici parigini che non usano il phon lo fanno per non consumare corrente elettrica? E che hanno solo carrés di seta Hermès perché il cachemere è troppo caro? Beh, certo, poi, le calze in Francia costano caro, deve essere per quello che risparmiano sui denari…

    • Irene

      Eh infatti, me lo chiedevo anch’io! Mi sa che con gli ankle boots risparmiano sulla pelle 😉
      Io da buona italiana devo aver beccato l’unica casa che in 50 metri quadri comprendeva anche una spaziosa cabina armadio!