In cosa credo
Il manifesto che guida il mio lavoro come wardrobe strategist
cambiare il proprio corpo.
Vestirsi bene non significa
Significa scegliere abiti che lo rispettano.
Per anni ci hanno fatto credere che fossimo noi a dover entrare nei vestiti, ad adattarci a modelli rigidi, taglie standard e ideali impossibili.
Il mio lavoro nasce proprio dall’opposto:
dall’idea che ogni corpo meriti abiti che lo valorizzano, senza compromessi e senza giudizi.
Ognuna di noi ha il diritto di sentirsi bene nei vestiti che indossa e di costruire un guardaroba che la rappresenta davvero.
I PRINCIPI CHE GUIDANO IL MIO LAVORO
Ecco in cosa credo
Vestirsi non dovrebbe farci sentire in difetto.
Credo che ogni donna meriti abiti che la rispettano, e un modo semplice e gentile per capire cosa le fa stare bene davvero.
Il corpo
- Ogni corpo è degno di rispetto.
- Non esiste un corpo perfetto a cui donano tutti i vestiti.
- L’età, il peso e la taglia non impediscono di trovare gli abiti giusti.
- L’accettazione di sé dona una sicurezza che nessun dimagrimento può dare.
I vestiti
- Se un abito non ti dona, non sei tu che non vai bene: è l’abito.
- Vestirsi con capi che valorizzano è un gesto di cura verso di sé.
- I vestiti devono adattarsi al corpo, non il contrario.
- Concentrarsi sui propri pregi aiuta a vedersi con più oggettività.
La relazione con sé
- Non è mai troppo tardi per piacersi e costruire una buona autostima.
- Giudicare gli altri per l’aspetto fisico fa male a sé e agli altri.
- Se qualcuno ci attacca per come siamo, è giusto difendersi.
- - Ogni persona va rispettata a prescindere dal suo aspetto.
UN VESTITO CHE NON MI È MAI STATO BENE
Una storia vera
Avevo 20 anni e mi è successo questo:
Appena ho visto quel vestito sul sito di Zara mi è sembrato perfetto per me.
L’ho cercato in negozio, l’ho provato in due taglie diverse, sicura che prima o poi avrebbe “funzionato”: in fondo ero dimagrita, e mi convincevo che con qualche chilo in meno sarebbe caduto esattamente come nella foto.
In camerino, però, la realtà era diversa.
La 42 non scendeva sui fianchi, la 44 tirava tutta dietro e sul seno era larga. Le balze cadevano storte, la sottogonna si arricciava e io mi ripetevo che fosse colpa del mio corpo: dei fianchi, del sedere, del fatto che non avevo una terza. Non riuscivo a pensare che potesse essere semplicemente il modello sbagliato per me.
Quel vestito è rimasto nell’armadio anni, con il cartellino attaccato.
Anche dopo aver perso peso non cadeva come speravo, e ogni volta che lo guardavo mi ricordava il senso di inadeguatezza che avevo provato in camerino. Oggi so che non era il mio corpo a non andare bene: era il vestito. Non era fatto per le mie proporzioni, e nessuna dieta o reggiseno imbottito avrebbe cambiato la sua struttura.
È da qui che parte il mio lavoro:
Dall’idea che il problema non sei tu, ma i modelli che scegliamo quando non conosciamo ancora davvero le nostre linee.
In fondo
È TUTTO QUI.
Vestirsi bene non significa cambiare il proprio corpo, ma scegliere abiti che lo rispettano.
Sentirsi bene nei vestiti non significa cambiare il proprio corpo, ma scegliere abiti che lo rispettano, che seguono le nostre linee e che ci permettono di vivere con più naturalezza quello che siamo.
Il mio lavoro parte da qui: aiutarti a capire cosa ti valorizza davvero, senza giudizi, senza modelli rigidi e senza l’idea che ci sia qualcosa di te che vada corretto prima di iniziare.
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