Scritto da voi: ascoltarsi

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Chi: una maestra a lavoro
        una moglie a casa
        una figlia per la mamma
        una padroncina per la mia bassotta
        un'innamorata per il resto della vita
        un'intollerante apparente
        un'allergica permanente
Nemici: le mie spalle larghe ed il mio seno abbondante (anche se solo una terza)
Amici: le mie agili gambe
Forma: Triangolo invertito
Odio: chi pensa che le mie allergie ed intolleranze non mi facciano stare bene
Amerei: 10 minuti al giorno senza alcun pensiero

 

vintage indie

 

Penso che raccontarsi, sia il modo migliore per mettersi dinanzi allo specchio e riuscire così a vedere le nostre paure, paure che a volte ci annientano ma che al tempo stesso ci fortificano fino a renderci migliori.
Lo spazio regalatoci da Anna nel suo blog, permette di fare proprio questo: comprendere che noi tutte, in fondo, sorreggiamo per quanto piccole o grandi siano le nostre spalle, un fardello, con la certezza che proprio lì è celato il nostro piccolo segreto: custodire una forza interiore che non avremmo mai pensato di possedere.
Se provassi a mandare indietro l'orologio del tempo, mi rivedrei quando da piccina lottavo con la mamma perchè non volevo mangiare e se decidevo di farlo, era davvero una penitenza: il mio piattino di plastica bianco con il suo  bordo di rondini blu, ne ha viste di verdure meticolosamente adagiate su ognuna di loro. Crescendo ho amato le 7 di mattina e la musica di Unomattina che odorava di “Spicchi di sole” inzuppati nel latte caldo con Nesquick.
Il mio passato da scolaretta è stato insito di giudizi il cui incipit era: “La bambina è brava, ma potrebbe dare di più”. In realtà ero troppo occupata ad educare il mio fisico da ginnasta di artistica; così la mamma pensò bene di volgere la mia attenzione solo sullo studio. E fece bene: il mio rendimento era davvero scarso! Dalle elementari passai alle medie e lì capii cosa significasse impegnarsi e che con la sola dedizione, si raggiungono sempre i risultati sperati.

new wonderful photos
La mia adolescenza pian piano iniziò a colorirsi di rosa e indossare quel tulle tanto romantico e le basse scarpine di tela. Divenni una signorina che al liceo iniziò a dare importanza al look, prima totalmente assente. Coprivo difatti le mie forme con giganteschi cardigan e di certo non potrò mai dimenticare, quel maglione di lana nero, largo e lungo ricevuto per il  mio 15° compleanno, un regalo a dir poco perfetto  nel mio tentativo di scomparire agli occhi altrui. La tavolozza dei miei colori si componeva solo di tinte scure ed anche quel maglione restava fedele a quel “diktat”: l'unico accenno di colore infatti era dato da una zip grigia utile a chiudere un mezzo collo a lupetto. Non avrei mai desiderato nulla di più.
Più tardi il mio caldo amico, venne inscatolato per dare spazio a jeans che, dopo aver acquistato di una taglia più grande, facevo stringere talmente tanto da togliere respiro alle mie muscolose gambe. Ombretti, matite e burro cacao erano i miei compagni di serate tra amiche. Idillio adolescenziale.
Giunsero gli studi universitari e con essi la laurea in tempi record. Fu così che divenni maestra.

the meta picture
Il lavoro iniziava, mi formava e mi diceva che sarebbe stato per sempre. L'amore per sempre. La danza per sempre. 
Poi successe l'imprevedibile: le mie allergie cutanee si tramutarono in alimentari e così… via... a tutto ciò che potesse contenere conservanti e coloranti e bollino rosso anche a quegli alimenti che liberavano istamina come cacao, frutta secca, crostacei e carne di maiale. Lo sopportai bene, ma non sapevo cosa mi si prospettasse dinanzi. Il mio primo incarico lavorativo lontano da casa, fece incrementare i cibi che non riuscivo a tollerare. La domenica diveniva l'unico giorno in cui mangiavo la pasta e i dolci preparati accuratamente da me, ma al lunedì era tremendo: gonfiore spropositato, sonnolenza e difficoltà di concentrazione.
Pane, pasta e latticini furono ridotti senza avere certezza di intolleranze.

barefoot traveller
Sono stati necessari ben tre ricoveri per comprendere quali fossero le cause di questo mio malessere ed alla fine il referto fu alquanto complicato: il sistema immunitario ed il suo malfunzionamento; il conseguente indebolimento della flora batterica intestinale, con iniziale enterite a livello ileo; ed erano solo la punta dell'iceberg le intolleranze al nickel, al frumento, al sorbitolo e al lattosio, le allergie al grano e a quegli alimenti carichi di istamina.

Non preoccupatevi, è un quadro pauroso anche per me che scrivo, ma che vi assicuro non è poi così male.
Nell'arco di sette anni, la mia alimentazioni si è ridotta al consumo di alimenti semplici, buoni e sani di cui non potrei più fare a meno:

  • i miei 40 gr di riso al giorno (se ne mangiassi di più, supererei i livelli di nickel sopportabili dal mio organismo);
  • orata e spigola di grandi dimensioni (dovrò pur nutrirmi in qualche modo!)
  • verdure (accuratamente selezionate)
three land

 

Dopo l'idillio del mio matrimonio, (se provassi a raccontarvelo vivreste una favola) celebratosi ad Agosto 2012, le mie condizioni peggiorarono e giù di lì un altro ricovero per l'immobilizzazione delle mie amate gambe con conseguente convalescenza, una lunga convalescenza.

 

Fino a Natale ho vissuto un vero incubo.
La cura, iniziata per assestare il mio sistema immunitario, aveva l'effetto opposto rendendomi impossibili anche le cose più semplici e ad essa si associava anche una graduale reintroduzione degli alimenti non tollerati. Il risultato? Il mio stato d'animo? Ero felicissima, estasiata; avrei potuto mangiare di tutto, proprio cometutti!

takay
I medici mi dicevano di mangiare anche le cose proibite ed io seguivo per filo e per segno le loro indicazioni, ma a quali costi! Reazioni continue, forti, talmente importanti da condizionare tutto il mio benessere che ora, non c'era più. Più mangiavo gli alimenti a cui risultavo intollerante e più mi gonfiavo, un gonfiore concentrato non solo su addome e gambe, ma dappertutto.
I miei vecchi vestiti non riuscivano a farmi nascondere: dovevo cambiare look. Facendo tesoro dei consigli di Anna, cercai di inquadrarmi in una forma differente dalla mia per comprendere cosa potesse essere adattato a “quel fisico” totalmente diverso.
Mi sono rifornita di vestiti a tagli impero da bancarelle, ma non ero io a cercarli, bensì la mia mamma: preferivo non vedermi! E quando mi recavo in qualche boutique per cercare qualcosa di più carino che non fosse taglia 38 e soprattutto che non fosse aderente, né sulle gambe, né tanto meno sull'addome, gonfio per le varie prove-introduzioni, le commesse carinamente mi facevano tanti auguri, sì proprio così, “Auguri per il futuro nascituro”, ed io abbozzando un mezzo sorriso rispondevo “Grazie, sono a 3 mesi, ma... pensa sarà femminuccia o maschietto?” E dopo questa battutina, giù di lì a raccontami. Ero un fiume in piena.
Ma la domanda che tornavo a formularmi era: che cura stavo facendo? E se era valida, quando avrei visto i risultati? Per tutti stavo meglio, perché mi vedevano con più chili e non più come una ragazza che non si nutriva adeguatamente. Per la gente, vi è un comune denominatore tra magrezza e malessere: non si pensa che in realtà il malessere subentra quando chi è magro introduce alimenti che producono aumento di peso, con oscillazioni e variazioni dello stesso, davvero a pochissime ore dall'introduzione del cibo non tollerato.
I miei chili per gli altri erano un buon segnale: stavo incominciando a stare meglio, ma loro non sapevano ed io ero stanca di continuare a spiegare. In quei mesi ho sistemato i miei pantaloni e jeans lontani dai miei occhi; avrei voluto chiuderli in un baule con chiave, con il desiderio di riaprirlo solo quando sarei stata pronta. 
Continuavo ad inviare email ai medici e la risposta era sempre la medesima: bisognava attendere, attendere che la cura facesse effetto. 
Venne il 2013 e con esso giunsero le risposte che speravo. Mi si accese una flebile fiamma: era un'intuizione e dovevo ascoltarla.
Dovevo ascoltarmi, ascoltare le mie sensazioni e quella vocina che ogni tanto faceva capolino nella mia testolina. Dovevo ascoltare i segnali che il mio corpo inviava. C'era la cura, c'erano i medici, ma c'ero anch'io, ed io, non mi vedevo più.
Guardavo le foto del giorno più bello della mia vita e... piangevo; scrutavo mio marito mentre ero distesa sul divano quasi impotente di svolgere qualsiasi azione e mi chiedevo il perchè, perché ora.
Non potevo rimanere inerme dinanzi ai miei 30 anni, stavo male da tre mesi e non ne potevo più.
Avevo compreso in quel tempo, che un po' d'intolleranze  erano state recuperate con la cura, e che invece c'erano cose che proprio non potevo mangiare. Sì, questo l'avevo capito! Era ora di ricominciare e la parola vincente del nuovo anno sarebbe stata: accettazione; ed a queste ne seguirono altre come pazienza, calma, fede. Dovetti accettare l'addome sempre gonfio, i fianchi più abbondanti, le cosce ben tornite.
Era il corpo di una donna che non ostentava certo quelle forme tanto piacenti, ma che preferiva indossare abiti carini che la facessero sentire bene.
Stavo meglio e il fisico era passato in secondo piano.

 

Dan Ballard Photography

 

Chi vi scrive ora è una ragazza 30enne consapevolmente rientrata nei suoi adorati pantaloni, che consapevolmente ha accettato la propria condizione, che con consapevolezza aggiorna il suo diario segnando meticolosamente le nuove introduzioni e i passetti compiuti in avanti o malauguratamente indietro. Sono un pendolo tra alti e bassi che però ora sorrido! E sono consapevole anche di qualcos'altro: che stare bene è la cosa più importante per me. Non mi lamento più se al ristorante tal dei tali, non sono più una fedele cliente o se al bar prendo solo e sempre caffè senza zucchero, e non amaro come si crede molto spesso. Ora sorrido, sorrido perché non mi sono arresa e continuo a non farlo. Esiste sempre una soluzione alternativa, come quel vestitino color beige a collo alto che ora mi dona tanta grazia ed in cui prima mi sentivo sicura pur se diversa, sicura di non sembrare altro da me.

 

route voyages


Ma nella vita si cambia! Posso svelarvi un segreto? Ora nel mio armadio non ci sono più abiti sì ed abiti no, perché tutti acquisiscono la loro importanza al momento giusto.
Il punto è questo: siamo noi a scegliere quel momento, un momento di cui non dobbiamo avere timore. Dobbiamo solo confidare che giunga il più presto possibile.

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