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Di avvenimenti che mi hanno remato contro il giorno prima ce ne sono stati tanti, nonostante questo, nonostante abbia dormito 5 ore ce l'ho fatta, ci sono arrivata al Fashion Camp.
 
Ho dovuto puntare la sveglia alle 6:20, perchè sono finiti i bei tempi del liceo in cui tra lavarmi e fare colazione mi bastavano 20 minuti per essere pronta, ora c'è lo yoga, la doccia (di cui posso saltare lo step di asciugatura capelli), il trucco, la colazione con tè e cialde di mais (che si mangiano più lentamente dei biscotti), e la scelta di vestiti e bijoux. Un'ora in tutto. Così alle 7:15 ero alla fermata dell'autobus, grazie al fatto che avevo già deciso il vestito la sera prima e compilato la borsa come un tetris.

Foto di Iaia
Alle 7:35 ovviamente ero già il stazione, mentre l'appuntamento con iaia era alle 7:50, per fortuna lei, ansiosa quanto me, è arrivata in anticipo di 5 minuti e ci siamo diretti al binario mentre il treno era... in ritardo di mezz'ora. Quando è arrivato ci ha cullato fuori dal grigiore appenninico e dentro il grigiore lombardo (sono due toni di grigio diverso per chi non l'avesse notato, quello lombardo è più tenue), ma non ci siano nemmeno accorte del tempo che passava visto che avevamo molto di cui chiacchierare. 
Arrivare alla Fabbrica a Vapore in via Procaccini 4 sembra semplice, ma non è, quindi dopo aver preso due fermate di verde siamo scese a Porta Garibaldi che (ma io lo sapevo già grazie a google maps) è un bel grosso cantiere, ci siamo fatte strada grazie all'itinerario dell'iPhone lanciandoci in mezzo alla strada quando non c'erano attraversamenti. In tutto questo ci siamo anche chieste se Milano non è a misura di pedone o più probabilmente eravamo noi che lo stavamo facendo sbagliato. 
Abbiamo circumnavigato il cimitero monumentale, con un'altra ragazza alle calcagna che camminava più veloce di noi, ma che poi non sapeva che strada prendere e quindi tornava indietro e ci seguiva, e poco prima dell'ingresso mi sono messa i tacchi. La scelta infatti era se mostrare le ginocchia mollicce o apparire più bassa con un vestito un po' più lungo, le ginocchia mollicce ho deciso che le vedrete la prossima volta. 
In tutto questo milano ci aveva accolto con un tenue grigio chiaro (che poi avrebbe lasciato uscire il sole), ma con una bella cappa di umido devastante e il mio abbigliamento da treno, più i trentadue strati che mi ero portata dietro, aveva fatto si che io mi sentissi svenire dal caldo. Quindi siamo subito fuggite verso il bagno di modo da ritrovare un po' di dignità.

Foto di Iaia

Foto di Iaia


Non sapevamo cosa aspettarci e non sapevamo cosa fare e ci siamo guardate intorno stupite della bella collocazione dell'evento, il legno a vista del tetto, con le catene in acciaio dalle quali pendevano tulipani di casta velina. Abbiamo girato tra un-conference e sbirciato l'interessantissimo workshop di scrittura creativa che aveva organizzato Irene, quasi senza voce. Ci siamo divertite tantissimo a decorare le immagini delle bottiglie di SodaStream, con vinavil pietre brillantini e stelline, armate di colla calda.

Foto di Iaia
 
 
E poi a sferruzzare insieme al Crowdknitting con delle bravissime insegnanti che sono riuscite a farmi imparare il dritto alla prima, con tanto di documentazione fotografica in diretta. Con le mie 6 righe di dritto spero di averle aiutate a ricoprire questa specie di scultura, so che alla fine ce l'hanno fatta.
 

 

 
Finalmente io e Ilenia di Longuette siamo riuscite a vederci di persona, dopo esserci quasi sfiorate l'anno scorso quando è venuta in liguria. E di chiacchierare a lungo con Irene Di Natale a pranzo che è stata così dolce da lasciarmi una bellissima bustina della Boots con il suo biglietto da visita, perfetta per conservare il carica batterie dell'iPhone in borsa.

Con Irene
Foto di Iaia
Io Irene e Iaia abbiamo avuto la pessima tempistica di andare a pranzo proprio quando c'era la un-conference di Cécile (L'Armadio del Delitto) e Ale (Rosaspina Vintage) che raccontavano la loro idea di far girare un capo vintage per l'europa tra 10 vintage blogger per vedere come indossarlo. Siamo arrivate in tempo per vederle mentre mostravano il capo in questione, una gonna bianca di sangallo svasata, seguitele così non avrete più scuse di dicendo che non indossate la gonna perchè non sapete come abbinare una gonna. Abbiamo avuto però l'occasione di scambiare due chiacchiere con loro e discutere di quando sia meravigliosa Torino (la loro città) e di quanto debba assoluatmente trovare un weekend in cui i miei zii torinesi non sono in montagna per andarle a trovare.
Ho avuto anche l'occasione di rinnovare di persona a Demetra i miei complimenti per il suo libro Pigchic, che come vi avevo già scritto, mi ha colpito anche per il personaggio del fidanzato ingegnere che ci ricorda che le storie non sono fiabe con il brincipe azzurro, ma condivisioni di quotidianità con un fan dell'informatica un po' burbero.

con Greta e Alessia di Moda da bere e Iaia.
Foto di Ylenia

Poco dopo le 16, io e iaia eravamo decisamente stremate, così abbiamo salutato chi abbiamo incontrato  e ci siamo lanciate (previo cambio di décolleté in ballerine) verso la stazione per prendere il treno delle 17:05. Di corsa abbiamo fatto il biglietto alle macchinette, ci siamo lanciate verso il binario 18 (avete mai notato che i treni per Genova sono i più lontani? o succede solo quando si è in ritardo) e ci siamo sedute n due posti liberi dato che le carrozze non erano numerate. Dopo poco Iaia guarda fuori dal finestrino e dice: "Perchè quei ragazzi chiedevano il treno per Genova e stanno salendo su quello di fronte?" Io chiedo alla vicina: "Questo è il treno per Genova?" "No è per Livorno" "Beh se è per Livorno passa anche da Genova!" "Mah è il reagionale..." Siamo saltate giù dal treno urlando grazie e saltate su quello di fronte dove un ragazzo ci ha recuperate e rincuorate di essere sul treno giusto, mentre il capotreno sul binario si rifiutava di confermarci alcunché.

Ci siamo abbandonate in uno scompartimento vuoto e ci sono venute tante idee e progetti per il futuro, un po' delirando per la stanchezza e il poco sonno e un po' spronandoci a essere meno timide e a pensare più in grande. Sperando che ci saranno altre occasioni per avvenimenti del genere, magari di sabato per noi povere lavoratrici non milanesi, nel contempo cerchiamo di informarci sempre con il gruppo su facebook degli avvenimenti genovesi.
 
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