Un drago verde che si chiama Emicrania

  • Dimensione carattere: Maggiore Minore
  • Visite: 3121
  • Commenti
  • Stampa
3121

Volevo scrivervi da un po' questo post estemporaneo per scusarmi di aver scritto poco e certe volte anche svogliatamente in queste due settimane, ho lasciato argomenti in sospero che volevo trattare e non ho avuto le neregie per concentrarmi per scrivere le mie nuove idee, sono rimaste persino indietro a rispondere alle mail.


Il primo e l'ultimo motivo del mio ritardo sono positivi, la prima settimana di ottobre ho avuto due colloqui, dall'esito inecrto e forse inconcludente ma uno dei quali quantomeno interessante. Lo scorso weekend invece lo sapete, sono scappata in Toscana con il mio ragazzo e siamo riusciti fantasticamente a scappare dal mondo. Tra questi due impegni invece e più precisamente quando mi preparavo a fare il parziale cambio degli armadi che mi avrebbe permesso di afre la valigia è venuto a trovarmi il mio drago verde, il mio drago verde si chiama Emicrania. Per chi (fortunato lui) conoscesse l'emicrania non voglio che la confonda con il mal di testa. Il mal di testa è routine, è un dolore che parte lento e a volte cresce, ti permette di fare più o meno i compiti della giornata anche se magari ai minimi termini, anche se con difficoltà. Lo conosco bene, e lo tengo da poco a bada con respirazioni e rilassamneto imparati a Yoga.


L'emicrania è una altra cosa. Comincia all'improvviso e non lascia scampo, impedisce di svolgere compiti anche banali e talvolta impedisce addirittura di vedere. Questo è il mio caso, mi si palesa davanti come in flash di una macchian folografica, una C di raggi di luce che nascondono parte del mio campo visivo, si chiama aura visiva, e mi da l'avviso che il drago sta arrivando e devo prendere la pastiglia. A quel punto io smetto di fare quello che stavo facendo e migro lemme lemme verso casa o, se ci sono già, prendo a girare lentamente per la stanza, al buio, respirando, mangiando creacker e massaggiandomi la fronte, dove il trigemino pulsa e il drago cerca di attaccare. Vado avanti così per un ora o due e se sono stata brava o fortunata resto solo molto frastornata con dolorini al collo. Nella peggiore delle ipotesi invece, come è successo mercoledì, il drago decide di attaccare, si fa spazio verso l'emisfero sinistro del mio cervello e ci si attacca con le unghie, manco fosse uno dei draghi di Daenerys Targaryen delle Cronache del ghiaccio e del fuoco.


Così a me non resta che prendere altri farmaci, massaggiarmi ulteriormente e infine svenire cercando di concentrarmi e resirare sul dolore. Così ho passato il mio mercoledì, e quando questo accade devo stare un po' lontana da libri, pc e tv di modo che occhi, cervello e cervicale si riprendano. Mentre sono lì, contretta a lasciare l'ufficio alle 10.30 di mattina, perchè tanto come cieca sarei inutile, mi chiedo come si faccia ad affrontare la vita così, senza poter prevedere quando il drago attacherà, ho eliminato la palestra, il caffè e il lattosio per non farlo attaccare, ma non gli basta. Però poi penso a gente che affronta la vita con impedimenti peggiori, che magari non riesce a camminare bene e non gli lasciano prendere ne la patente normale ne quella per disabili, e io devo solo superare il momento sconfiggere il mio drago verde e sperare che si ripresenti tra sei mesi, e non tra uno, e non domani. Ma mentre resisto so che questo pur rendendomi più debole alla lunga mi rende più forte!

 

 
Ringrazio Francesca Lancini che nel suo libro Senza tacchi non racconta solo la storia di una bella ragazza finita per caso a fare la modella, ma descrive i suoi turbamenti e i suoi attacchi di emicrania con i lampi di luce arcobaleno che le impediscono di vedere. La storia che abbastanza autobiografica mi ha aiutato a sentirmi più normale, perchè forse di mal di testa in generale si parla troppo poco e nei film e libri le protagoniste sono sempre molto sane e molto scattanti quando la realtà è diversa.
0
blog comments powered by Disqus